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Svizzera
Vaccino sotto i 12 anni, Moderna spinge
Immagine TeleTicino
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Keystone-ats
5 anni fa
L’azienda farmaceutica ha inoltrato la richiesta a Swissmedic: si vuole estendere l’indicazione alla fascia di popolazione 6-11 anni

Al momento, i vaccini anti COVID-19 a mRNA sono omologati in Svizzera per i bambini e gli adolescenti a partire dai 12 anni e sono raccomandati dalla Commissione federale per le vaccinazioni (CFV). Moderna ha presentato a Swissmedic una domanda per estendere l’indicazione del vaccino anti COVID-19 ai bambini a partire dai 6 anni.

Dal 9 agosto 2021, il vaccino anti COVID-19 Spikevax di Moderna è omologato in Svizzera per la prevenzione della COVID-19 per gli adolescenti a partire dai 12 anni. Con l’estensione richiesta, l’indicazione deve includere i bambini nella fascia 6-11 anni. I documenti presentati comprendono i primi risultati di uno studio clinico in corso con quasi 5 000 partecipanti di questa fascia d’età. I volontari hanno ricevuto due dosi di vaccino – ridotte rispetto a quelle somministrate agli adulti – a un intervallo di 28 giorni l’una dall’altra.

Swissmedic esamina i documenti concernenti le domande presentati su base continuativa in modo accelerato, senza tuttavia fare compromessi sulla verifica scientifica. Quando sarà possibile prendere una decisione riguardo al profilo benefici/rischi per questa fascia d’età dipende anche da eventuali informazioni supplementari necessarie su sicurezza, efficacia o qualità.

Benefici meno evidenti
La richiesta di Moderna giunge a poche ore dalla pubblicazione di una ricerca internazionale che ha visto coinvolta anche l’Università di Friburgo. Uno studio che afferma come l’effetto di questo vaccino sulla popolazione sotto i 12 anni sia meno evidente.

“Mancano ancora dati solidi per essere sicuri che i benefici dell’immunizzazione nei bambini sotto i 12 anni superino i possibili rischi”. Cionondimeno, “uno studio in fase 2 su 2500 bambini di età compresa tra 5 e 12 anni suggerisce che i vaccini a RNA messaggero sono sicuri, ben tollerati e producono un forte risposta immunitaria”, affermano in una nota gli autori dello studio guidato dall’ateneo friburghese e dal Murdoch Children’s Research Institute (MCRI) di Melbourne.

I risultati della stessa ricerca sui bambini al di sotto dei 5 anni sono attesi entro la fine dell’anno. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) ha già autorizzato il vaccino di Pfizer per i bambini tra i 5 e gli 11 anni.

A favore della vaccinazione c’è la protezione dalle conseguenze di un Covid lungo (”Long Covid”) e, in rari casi, dalla sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C), ha spiegato Petra Zimmermann, ricercatrice all’Università di Friburgo citata nella nota. Immunizzare i bambini permetterebbe anche di evitare quarantene, misure di confinamento, test ripetuti e chiusure delle scuole.

Ciò che spinge alla cautela per quanto riguarda la vaccinazione infantile è il fatto che il Covid rimane una malattia senza gravità per i bambini. L’opzione di non immunizzare gli under-12 permetterebbe di evitare i rari casi di effetti secondari dei preparati anti-covid ma anche di migliorare l’approvvigionamento di vaccini nel mondo.

Un discorso a parte va fatto per i Paesi poveri, dove il Covid rappresenta un problema maggiore per i bambini a causa di una maggiore frequenza di altre malattie preesistenti. Qui la soglia per vaccinare gli under-12 potrebbe essere raggiunta più velocemente. Per questa fascia di età una singola dose, o una ridotta, potrebbe essere una opzione per diminuire il rischio, già basso, di miocardite indotta dalla seconda dose del vaccino a RNA messaggero.

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