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Svizzera
Vaccini: “Non facciamo gli schizzinosi”
Redazione
5 anni fa
Il vaccinologo Alessandro Diana commenta l’omologazione del vaccino Johnson & Johnson e spiega come, nonostante l’efficacia risulti più bassa, questa è una buona notizia

Due giorni fa Swissmedic ha omologato il terzo vaccino somministrabile in Svizzera, quello di Johnson & Johnson. A differenza degli altri già distribuiti in Svizzera, Pfizer e Moderna, si potrà somministrare con una sola dose. L’altro lato della medaglia, però, è che a differenza degli altri, e di AstraZeneca, la Confederazione non si è ancora garantita delle dosi. Inoltre, i dati sull’efficacia sono differenti rispetto a quelli dei prodotti utilizzati finora nel nostro paese. Ma come leggere queste notizie? Teleticino, a tal proposito, ha intervistato il vaccinologo Alessandro Diana.

Il vaccino di Johnson & Johnson è omologato in Svizzera, ma la Confederazione non ha ancora firmato un contratto. È una buona notizia a metà.
Il fatto che Swissmedic abbia validato questo vaccino siamo già a buon punto. Chiaramente adesso bisogna vedere se questo vaccino arriva un po’ dopo la tempesta, ne avremmo bisogno idealmente adesso. È da vedere se lo avremo a disposizione a giugno, a luglio o ancora più tardi. Abbiamo comunque un’arma in più. Il fatto che questo vaccino si possa somministrare in un’unica dose verrà a facilitare il processo di vaccinazione di massa, questo è un punto veramente positivo.

Il vaccino Johnson & Johnson ha un’efficacia minore rispetto a Moderna e Pfizer, ma cosa vuole dire precisamente?
Fino a settembre del 2020 si sperava in un vaccino efficace al 60%. Con i vaccini mRna Pfizer e Moderna siamo stati veramente sopresi da questa alta efficacia fino al 95%. Siamo un po’ schizzinosi, ci sembra che tutto ciò che è inferiore al 90-95% non sia buono. Invece no, in termini di epidemiologia e di salute pubblica, avere dei vaccini con un’efficacia di minimo il 60% contro l’infezione è veramente un buon risultato. Poi quando si va un po’ più a fondo, si vede che l’efficacia contro le complicazioni è addirittura superiore, dell’ordine dell’80-85%. Dunque, in fin dei conti, dobbiamo essere contenti di avere vaccini superiori al 60% e, come dicevo prima, non far troppo gli schizzinosi.

Quando arriveremo a essere vaccinati tutti?
Stiamo procedendo un po’ in fila indiana. Idealmente avremmo voluto vaccinare tutti in due settimane, ma lo abbiamo capito non è possibile. C’è una logistica interna, c’è una logistica mondiale, i vaccini per tutti in due settimane non ci sono. Dobbiamo accettare di procedere in fila indiana, dando la priorità ai gruppi a rischio. E qui stiamo già vedendo gli effetti positivi negli over 75. Mentre i casi stanno aumentando, a causa delle varianti, si osserva che le persone vaccinate sono meno infettate e meno ricoverate. Dunque siamo a buon punto e possiamo dire che i con i centri di vaccinazione abbiamo superato la fase di rodaggio, abbiamo raggiunto la velocità di crociera. Ma ci vorrà del tempo. Per rispondere alla domanda: quando finiremo? L’obiettivo è da qui a prima di giugno di completare la vaccinazione a tutte le persone a rischio. E poi, magari a maggio, si allargherà la vaccinazione agli adulti in buona salute e che desiderano vaccinarsi.

Quindi? Fine estate?
Possiamo immaginare che a fine agosto avremo vaccinato la maggioranza della popolazione Svizzera che lo desidera.

Come mai un paese ricco come la Svizzera fatica tanto ad avere i vaccini?
Prima di attardarci sulla Svizzera, io penso ad altri paesi, specialmente in Africa, dove nessun vaccino è arrivato o arrivano veramente goccia per goccia. Credo che la visione debba essere globale. L’importante non è che un paese arrivi per primo, ci vuole una certa equità della distribuzione dei vaccini a livello planetario. Per ribadirlo c’è quest’alleanza che si chiama Covax, in cui più di cento Stati hanno investito in una massa di vaccini e chiaramente ogni volta che questi vaccini arrivano, questi Stati si sono impegnati ad avere una distribuzione equa a livello planetario. Se alle volte mancano alcune dosi, come sono venute a mancare nelle scorse settimane alcune dosi di vaccini mRna, che siano Moderna o Pfizer, è perché abbiamo dovuto rinunciare ad alcune dosi perché queste andavano distribuite ad altri Paesi.

Si sa qualcosa in più su quanto dura il vaccino?
Sì. Si sa prima di tutto che il vaccino induce un’immunità superiore alla malattia naturale. E, fino ad adesso, abbiamo sei mesi di studio sui vaccini, l’immunità è mantenuta. Presupponiamo che un’immunità contro questo coronavirus sia di minimo due anni, ma saranno i prossimi studi che determineranno se dopo un anno o più questa immunità verrà a cadere e questo ci indicherà il momento di un richiamo. Ma per adesso assistiamo veramente a un’ottima immunità e, come dicevo, superiore alla malattia naturale.

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