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Svizzera
Va in porto AVS21, donne in pensione a 65 anni
Immagine Shutterstock
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Keystone-ats
5 anni fa
La riforma AVS21 ha terminato l’iter legislativo. La sinistra si è scagliata più volte contro il progetto sostenendo che le donne continuano a essere discriminate a livello salariale e le rendite continuano ad essere inferiori a quelle degli uomini

Con l’adozione oggi da parte di ambo i consigli delle proposte della Conferenza di conciliazione, la riforma AVS 21 ha terminato l’iter legislativo. Il suo scopo è garantire il finanziamento del Primo pilastro fino al 2030. Per riuscirci il progetto prevede diverse misure, le più significative sono l’aumento dell’età pensionabile per le donne e l’incremento dell’IVA. L’ultima parola spetterà al popolo. Senza sorprese, l’elemento più controverso e discusso durante i dibattiti è stato l’innalzamento di un anno, a 65 anni, dell’età pensionabile per le donne, misura che permetterà di sgravare l’AVS di 1,4 miliardi di franchi nel 2030. L’aumento scatterà un anno dopo l’entrata in vigore della riforma e sarà progressivo (tre mesi ogni anno). La sinistra si è scagliata più volte contro il progetto AVS 21 sostenendo che le donne continuano a essere discriminate a livello salariale e le rendite continuano ad essere inferiori a quelle degli uomini. Il centro-destra ha replicato ricordando come in media le donne ricevono una rendita quattro anni più a lungo degli uomini. Con questa riforma, inoltre, le rendite non diminuiranno. Non si possono semplicemente accumulare debiti che peseranno sulle generazioni future, è anche stato sottolineato nei dibattiti.

Compensazioni per la generazione transitoria
Discutere hanno anche fatto le misure compensatorie previste per addolcire la pillola. A beneficiarne saranno le donne che andranno in pensione nei nove anni successivi all’adozione della riforma. Concretamente, queste riceveranno un supplemento della rendita. Per le prime tre classi d’età che andranno in pensione, esso sarà progressivamente aumentato. Le successive due riceveranno il supplemento pieno. Per le ultime quattro classi sarà di nuovo ridotto allo scopo di evitare un effetto di soglia alla fine della generazione di transizione. Il supplemento sarà modulato a seconda del reddito e aumentato per i redditi medio-bassi. Quello pieno ammonterà così a 160 franchi al mese per le donne con un reddito fino a 57’360 franchi, a 100 franchi fino a un reddito di 71’700 franchi e a 50 franchi con un reddito superiore a 71’700 franchi.

La divergenza
L’unica divergenza che ancora opponeva le due Camere concerneva l’eventualità, per il calcolo delle prestazioni complementari, di contabilizzare questi supplementi come reddito. Gli Stati puntavano per questa possibilità, il Nazionale non voleva sentirne parlare. La Conferenza di conciliazione ha su questo punto seguito la Camera del popolo, ha spiegato al Nazionale Philippe Nantermod (PLR/VS) a nome della commissione. Al voto, i “senatori” hanno detto “sì” con 31 voti contro 10 e 3 astenuti; il Nazionale con 121 contro 61 voti. In entrambi i rami del Parlamento i “no” sono giunti dalla sinistra, che sperava in questo modo di far fallire la riforma poiché contraria a far lavorare le donne un anno in più. Il campo rosso-verde potrebbe riprovarci venerdì, nelle votazioni finali, ma non ha i numeri per far riuscirci, salvo enormi sorprese.

Pensionamento flessibile
La riforma prevede anche la possibilità per tutti di anticipare o rinviare la totalità o una parte della rendita tra i 63 e i 70 anni, anche nella previdenza professionale. Le persone che rimarranno attive anche oltre i 65 anni riceveranno una rendita superiore visto che versano contributi più a lungo. Le donne nella generazione transitoria beneficeranno di condizioni più favorevoli per il prepensionamento (dai 62 anni). La rendita di vecchiaia non sarà ad esempio ridotta per quelle che andranno in pensione a 64 anni se non avranno un reddito superiore a 57’360 franchi.

Finanziamento: IVA e ma non BNS
Altro elemento “faro” della riforma è l’aumento dell’IVA di 0,4 punti percentuali. L’introito supplementare verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente. Nel suo messaggio il Consiglio federale proponeva un rialzo di 0,7 punti ma il Parlamento l’ha giudicato troppo elevato poiché genererebbe delle eccedenze non gradite. Non ci sarà invece un finanziamento dell’AVS da parte della Banca nazionale svizzera (BNS), malgrado al Nazionale un’alleanza UDC-sinistra abbia per due volte proposto di versare al Fondo AVS i ricavi della BNS derivanti dagli interessi negativi, pari a circa 1,5-2 miliardi all’anno. Gli Stati, che si sono sempre opposti, l’hanno spuntata.

Votazione popolare
Contro la modifica della Legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS) la sinistra durante i dibattiti ha già annunciato il lancio del referendum. L’ultima parola spetterà in ogni caso al popolo: il decreto federale sull’aumento dell’IVA comporta infatti una modifica costituzionale che sottostà a votazione popolare obbligatoria. Se il referendum riuscirà, il popolo - e i cantoni - dovranno quindi esprimersi due volte su uno stesso tema. La riforma potrà entrare in vigore solo se verranno accettati entrambi gli oggetti. Non sarebbe la prima volta che il Sovrano è chiamato a una doppia votazione: ciò era successo con la Previdenza per la vecchiaia 2020. In quell’occasione, il 24 settembre 2017, la legge era stata respinta con il 52,7% di “no”, il decreto sull’innalzamento dell’IVA con 50,05% di voti negativi (e 13,5 cantoni).

Il PS sostiene il referendum contro AVS 21
“La discriminazione salariale, la bassa retribuzione dei mestieri “tipicamente femminili” e il lavoro di cura non retribuito comportano gravi perdite di guadagno per le donne”, dice la consigliera agli Stati socialista Marina Carobbio. “AVS 21 provocherebbe una riduzione della pensione delle donne di 1200 franchi all’anno, il che è inaccettabile”. Le compensazioni previste per l’aumento dell’età pensionabile sono ampiamente insufficienti. “L’AVS dovrebbe garantire un tenore di vita dignitoso anche dopo la pensione. AVS 21 non lo fa: l’età di pensionamento non è flessibile in modo adeguato e le donne della generazione di transizione ottengono solo delle briciole”, ribadisce Marina Carobbio.

USS e Travail.Suisse annunciano referendum contro AVS 21
L’Unione sindacale svizzera (USS) e l’organizzazione Travail.Suisse annunciano l’intenzione di lanciare un referendum contro la riforma AVS 21, appena approvata dal Parlamento. Per le organizzazioni dei lavoratori questo progetto, a scapito delle donne, rimanda solo di qualche anno la questione del finanziamento dell’AVS e preannuncia un aumento dell’età pensionabile per tutti. La metà delle donne andate in pensione nel 2019 deve cavarsela con meno di 1’770 franchi al mese di rendita AVS e quasi un terzo delle pensionate non ha un secondo pilastro, sottolinea un comunicato dell’USS. Le lavoratrici che hanno una previdenza professionale ricevono in media circa la metà rispetto agli uomini e nei settori dove la manodopera femminile è predominante sono comuni rendite tra i 500 e gli 800 franchi al mese. Malgrado queste evidenti disparità, il Parlamento deciso di aumentare di un anno l’età pensionabile, che corrisponde a una riduzione della rendita AVS mediana di 1200 franchi all’anno. Le prestazioni pensionistiche già oggi inadeguate, subiranno quindi altri tagli drastici e permanenti, sottolinea l’USS. Il Parlamento inoltre ha deciso di consentire il pensionamento anticipato solo a partire dai 63 anni punendo doppiamente le donne: non solo l’età pensionabile viene innalzata, ma non potranno più andare in pensione a partire dai 62 anni. Anche gli uomini saranno penalizzati dai tagli con i quali il Parlamento vuole incoraggiare chi va in pensione anticipata a lavorare più a lungo. Mentre l’attenzione si concentra sulla nuova ondata di coronavirus, il Parlamento ne approfitta per accelerare lo smantellamento delle pensioni. Oltre al progetto AVS, il Consiglio nazionale ha adottato anche una riforma della LPP che porterebbe a costi più elevati e rendite più basse. Per i sindacati l’obbiettivo della destra è evidente: far lavorare tutti più a lungo, con meno soldi per vivere in pensione. Per Travail.Suisse la proposta adottata dal Parlamento, che prevede unicamente l’aumento dell’IVA e dell’età pensionabile delle donne, non risolve la questione del finanziamento del primo pilastro. Le Camere hanno respinto le altre proposte, come l’attribuzione del ricavato dei tassi d’interesse negativi della Banca Nazionale Svizzera, che avrebbe permesso di far confluire nell’AVS 14 miliardi di franchi. “È chiaro - aggiunge un comunicato dell’organizzazione - che la riforma dell’AVS21 è insostenibile e deve essere combattuta”. All’inizio dell’anno, più di 300.000 persone hanno firmato l’appello contro l’AVS 21 in soli cinque giorni e a metà settembre, oltre di 15.000 manifestanti hanno espresso la loro opposizione contro lo smantellamento delle pensioni davanti a Palazzo federale, sottolinea l’USS annunciando che presenterà un referendum contro l’AVS 21 assieme a un’ampia alleanza. Il comitato di Travail.Suisse deciderà formalmente in merito il 22 dicembre.

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