
Al CHUV di Losanna il team di medici specializzati in grandi ustioni prosegue il suo lavoro di cura delle giovani vittime del rogo di Crans-Montana. Al momento i pazienti - oltre ai quattro in riabilitazione - sono nove: sei in cure intense e tre in reparto. Nelle prossime settimane sono inoltre attesi i rimpatri dei domiciliati che attualmente sono ricoverati all’estero. E per chi deve rimanere ancora in ospedale, non si pensa soltanto alle cure mediche, ma anche alla formazione. Presto la scuola arriverà infatti in corsia. Ne abbiamo parlato direttamente con il professor Yves Harder, direttore del Dipartimento di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva al CHUV, che ci ha dapprima illustrato la situazione al reparto di grandi ustionati. «Abbiamo un decorso di quattro settimane senza grandi sorprese. Finora i trattamenti sono stati abbastanza efficaci».
Stato dei pazienti
Per quanto riguarda i pazienti stessi, Harder ci ha spiegato che dopo la prima fase d’emergenza, in cui sono state necessarie le escarotomie (incisioni chirurgiche d'urgenza, ndr) per rimuovere la pelle che era diventata cuoio, sono stati sbrigliati i tessuti. «Abbiamo iniziato a ricostruire la pelle e nel mentre i medici intesivisti hanno svolto un grande lavoro. Quasi tutti i pazienti in cure intense hanno o avevano gravi ferite, soprattutto ai polmoni». Una situazione delicata in cui, però, si cominciano a vedere i primi risultati positivi. «Non solo siamo riusciti a trasferire alcuni pazienti dalle cure intense al reparto normale, ma vediamo anche che la pelle ricostruita — sia trapiantata dal paziente stesso, sia coltivata a partire dalle sue cellule — aderisce bene». Il processo è lungo, ma ora qualcuno può uscire dalle cure intense e andare in corsia, dove lavora un team multidisciplinare: fisioterapisti, ergoterapisti, psicologi e anche nutrizionisti. «Questi pazienti hanno un consumo enorme di proteine. Il corpo metabolizza moltissimo per guarire. La nutrizione è quindi essenziale, soprattutto in cure intense, dove il paziente è intubato e non può mangiare. È fondamentale anche per evitare complicanze, come le infezioni».
Ritorno alla normalità
I giovani ricoverati avevano oltre il 20% della superficie corporea ustionata. «Più è profonda l’ustione, maggiore è il danno e più difficile è la ricostruzione. Nei giovani cerchiamo di ricostruire unità e sottounità estetiche: non solo per la funzione, ma anche per un risultato estetico accettabile. È un percorso molto lungo, con numerosi re-interventi, ma oggi abbiamo strumenti che permettono risultati migliori rispetto al passato». Nelle prossime settimane sono attesi anche i rimpatri dei pazienti svizzeri ancora ricoverati all’estero. «Sono circa 40 e ci aspettiamo due ondate: una prima di circa venti pazienti che verranno distribuiti tra cliniche di riabilitazione, ospedali o percorsi ambulatoriali; e poi i casi più gravi, che resteranno all’estero ancora a lungo. Si parla di mesi, se non anni».
Scuola in corsia
Molti di questi giovani sono in età scolastica e la degenza è lunga. Proprio per questo il CHUV e altri centri svizzeri stanno organizzando un percorso di formazione scolastica in ospedale. «L’idea è permettere ai pazienti di rientrare in un percorso di apprendimento. Se non possono uscire dall’ospedale, la scuola deve entrare in ospedale, in modo personalizzato».

