
L'Unione sindacale svizzera (USS) esige misure più decise contro la crisi economica. Rivendica "un programma di rilancio congiunturale degno di tale nome" e "corposi investimenti". Affinché sia mantenuto il potere d'acquisto, esige inoltre riduzioni "coerenti" dei premi malattia e aumenti salariali. Sabato 19 settembre la centrale sindacale organizzerà una manifestazione nazionale a Berna. La Confederazione - sostiene l'USS - deve utilizzare per provvedimenti anticrisi i soldi che ha incassato grazie alla vendita dei titoli UBS derivanti dal prestito convertibile sottoscritto con la grande banca nell'ottobre 2008. Una vendita che ha fruttato un guadagno di circa 1,2 miliardi di franchi. Altra operazione in favore del potere d'acquisto: bisogna ridistribuire il prodotto della tassa sul CO2 del 2009 e del 2010. L'USS chiede anche un prolungamento a 24 mesi della durata massima della disoccupazione parziale e un programma di investimenti per ovviare alla politica di austerità di cantoni e comuni. "Invece di vegliare affinché la rete sociale rimanga intatta durante la crisi, si riducono proprio le prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione, destinate ai giovani e ai disoccupati di lunga durata. Non è solo puro cinismo, ma anche una idiozia dal punto di vista sia economico sia sociale", ha dichiarato in una conferenza stampa il presidente dell'USS Paul Rechsteiner. ATS
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