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Svizzera
USS: no a soppressioni impiego con "pretesto" crisi
Redazione
18 anni fa

L'Unione sindacale svizzera (USS), viste le pessime prospettive a causa della crisi economica, chiede ai datori di lavoro di impegnarsi per lottare contro la disoccupazione. Lo hanno affermato oggi a Berna i dirigenti della centrale sindacale in occasione della tradizionale conferenza stampa di inizio anno. Le casse delle imprese, riempitesi negli anni di crescita, permettono di mantenere gli organici anche in un periodo meno redditizio. "Non è ammissibile attuare misure di razionalizzazione con il pretesto della crisi finanziaria", ha affermato Daniel Lampart, capo economista all'USS. Il lavoro ridotto va introdotto solo in casi eccezionali e l'USS chiede al Consiglio federale di aumentarne la durata massima da dodici a 18 mesi. La centrale sindacale sollecita inoltre la rinuncia a tagli nella formazione continua. Il tasso di disoccupazione in media annuale raggiungerà il 3,3 %. Entro la fine del 2009 i senza lavoro dovrebbero toccare la soglia dei 160 000, pari al 4 %, stima Lampart. Nel 2010 questa tendenza si rafforzerà ulteriormente. Se Confederazione, Cantoni e Comuni non adotteranno misure, i disoccupati rischiano di essere 200 000, avverte il capo economista dell'USS. Secondo il presidente dell'USS e consigliere nazionale Paul Rechsteiner (PS/SG), "i mezzi finanziari non mancano, come hanno mostrato i massicci interventi nel settore finanziario". Quest'anno "i soldi devono essere utilizzati in funzione dei bisogni della maggioranza della popolazione". Altri temi chiave per l'USS nel 2009 saranno la previdenza professionale e il prezzo dell'elettricità. ATS

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