
L'Unione sindacale svizzera (USS), viste le pessime prospettive economiche per il 2009, chiede ai datori di lavoro di impegnarsi per lottare contro la disoccupazione. E' quanto emerso oggi a Berna in occasione della tradizionale conferenza stampa di inizio anno della centrale sindacale svizzera. Le casse delle imprese, riempitesi negli anni di crescita, permettono di mantenere gli organici anche in un periodo meno redditizio. "Non è ammissibile attuare misure di razionalizzazione con il pretesto della crisi finanziaria", ha affermato Daniel Lampart, capo economista all'USS. Il tasso di disoccupazione in media annuale raggiungerà il 3,3 %. Entro la fine del 2009 i senza lavoro dovrebbero toccare la soglia dei 160'000, pari al 4 %, stima Lampart. Nel 2010 questa tendenza si rafforzerà ulteriormente. Se Confederazione, Cantoni e Comuni non adotteranno misure, i disoccupati rischiano di essere 200'000, avverte il capo economista dell'USS. Secondo il presidente dell'USS e consigliere nazionale Paul Rechsteiner (PS/SG), "i mezzi finanziari non mancano, come hanno mostrato i massicci interventi nel settore bancario". "Dopo il clamoroso collasso delle ideologie della privatizzazione e della deregolamentazione" quest'anno "i soldi devono essere utilizzati in funzione dei bisogni della maggioranza della popolazione". I provvedimenti finora presi dalla Confederazione "non hanno alcun rapporto con i bisogni reali", ha affermato Rechsteiner. L'USS chiede un programma d'investimenti dell'ordine dell'uno per cento del prodotto interno lordo (Pil), ad esempio nel settore dei trasporti pubblici. Secondo la centrale sindacale, il lavoro ridotto va introdotto solo in casi eccezionali e l'USS chiede al Consiglio federale di aumentarne la durata massima da dodici a 18 mesi. L'organizzazione sollecita inoltre la rinuncia a tagli nella formazione continua. Contro la recessione che si profila nei prossimi mesi, l'USS intende anche difendere una politica salariale in favore dei redditi bassi e medi. L'obiettivo è quello di un salario minimo di 3'500 franchi. Gli impiegati con un titolo professionale hanno invece diritto ad almeno 4500 franchi nella busta paga. L'USS lotterà anche contro "i salari da latrocinio" dei manager. Per Lampart il rafforzamento dei diritti degli azionisti non costituisce una soluzione, dato che l'evoluzione verso gli eccessi del reddito dei quadri è avvenuta "in armonia con gli interessi" dei possessori di titoli. La soluzione è rappresentata dal divieto di indicizzare i salari sul corso dell'azione e da limiti superiori al reddito. Un altro cavallo di battaglia è costituito dalla fiscalità, sempre più orientata a favore degli alti redditi. Per l'organizzazione sindacale si tratta soprattutto di combattere progetti come il tasso unico dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) e la nuova riforma dell'imposizione delle imprese. In materia di assicurazioni sociali, Rechsteiner giudica la undicesima revisione dell'AVS "una pura e semplice regressione". L'USS non esclude di combattere il progetto con un referendum. La centrale sindacale chiede inoltre l'innalzamento degli assegni per figli da 250 a 300 franchi nonché maggiori entrate per compensare i crescenti costi dell'assicurazione contro la disoccupazione e quella contro l'invalidità. Un'altra importante sfida per il 2009 è rappresentata dal consolidamento del servizio pubblico. Per l'USS il fiasco della liberalizzazione del mercato dell'elettricità illustra a meraviglia la grande efficacia del servizio pubblico in quest'ambito. Altre liberalizzazioni nei settori della scuola, della salute e delle infrastrutture vanno impedite. Prima di tutto l'USS veglierà sulla Posta: non vi potrà essere alcun ulteriore passo verso la liberalizzazione senza un contratto collettivo di lavoro di obbligatorietà generale. ATS
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