
La bocciatura dell'iniziativa dei Verdi "Per un abbandono pianificato dell'energia nucleare" da parte del 54,2% dei votanti non rimette in discussione la Strategia energetica 2050, secondo i quotidiani. Gli svizzeri voglio però darsi più tempo per la transizione. "Il popolo ha dato fiducia alla politica energetica della Confederazione, ma non accetta l'avventura e le sorprese in materia di approvvigionamento elettrico", analizza la Neue Zürcher Zeitung. Per il Blick, il voto di ieri dà "più tempo a Doris Leuthard per l'uscita dal nucleare". "Hanno vinto i pragmatici dell'uscita dal nucleare", scrive il Tages Anzeiger. Per il quotidiano zurighese, la vera decisione si avrà quando sarà messo ai voti il referendum dell'UDC contro la Strategia energetica 2050. Anche per i quotidiani romandi, il risultato del voto mette in risalto un certo pragmatismo. "La maggioranza non vuole che la questione delle energie sostitutive diventi una cruda realtà già alla fine dell'anno prossimo", scrive Le Temps. "La paura di rimanere senza elettricità è stata più forte della paura del nucleare", commenta il Quotidien Jurassien. Non mancano le reazioni preoccupate. Per Le Matin, "questo rimandare alle calende greche uno dei principali problemi della Svizzera è inquietante". "Siamo condannati a decenni di rattoppi atomici e di preghiere al cielo affinché i nostri vecchi pentoloni tengano?", si chiede la Tribune de Genève. "Per ora non si stacca la spina dell'energia nucleare. Se questo sia un sì alla Strategia 2050 lo si saprà solo l'anno prossimo", scrive il Corriere del Ticino, con riferimento al referendum dell'UDC. La Regione sottolinea da parte sua che "la scelta della maggioranza è comprensibile". Sul piano politico, gli sconfitti e il PPD "leggono il 45,77% di 'sì' come un segnale di sostegno alla Strategia energetica 2050 varata dal Parlamento. Ma l'UDC è (ri)partita lancia in resta, e il PLR ancora ieri non ha fatto capire da che parte starà alla fine". Per il Giornale del Popolo, "l'onda lunga della psicosi post-Fukushima si è dunque infranta sul pragmatismo della democrazia diretta elvetica". Il risultato "sembra garantire un largo appoggio popolare alla Strategia energetica 2050 del Governo".
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