
Contenti ma non troppo: otto studenti universitari su dieci giudicano positivamente i propri studi, ma l'origine sociale influenza sia il grado di soddisfazione sia le probabilità di successo. È quanto emerge da un'indagine presentata e discussa oggi a Berna al sesto convegno sulla riforma di Bologna. Il 40% degli studenti dichiara di non terminare gli studi entro i termini previsti. Ciò dipende soprattutto dalle condizioni di vita e dall'attività lavorativa, indica in un comunicato l'Unione svizzera degli universitari (USU) che, insieme all'associazione studenti di scuole superiori e alla Conferenza dei rettori delle università svizzere (CRUS), nel marzo del 2008 ha interpellato un campione rappresentativo di oltre 4'500 studenti. Anche il proseguimento degli studi dopo aver raggiunto il bachelor dipende dalle percezioni individuali relative alle condizioni di vita: più uno studente è insoddisfatto, più è improbabile che faccia un master, indica lo studio. Al proposito la rappresentante dell'USU Elena Nuzzo osserva che all'Università della Svizzera Italiana vi è il tasso più alto (8,9%) di studenti a livello di bachelor che è già sicuro di non voler conseguire un master. Altri problemi rilevati dagli studenti svizzeri sono corsi obbligatori inutili, percorsi di studio troppo rigidi e l'assenza di lezioni giudicate importanti. Inoltre, secondo i diretti interessati i crediti (punti attribuiti per ogni corso ed esame) vongono assegnati in modo poco uniforme e talvolta non vengono conteggiati dalle altre università, ostacolando così la mobilità degli studenti. All'inizio del semestre, il 15 settembre, l'85% degli universitari studierà col sistema di Bologna, creato per uniformare gli studi a livello europeo. In Svizzera in media si ottiene il bachelor dopo 4 anni e il master dopo altri due. ATS
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