
L’associazione Uniti dal diritto, che conta fra i suoi membri anche numerose figure di spicco del panorama giudiziario ticinese, ex o ancora in servizio, ha espresso delusione per l’approvazione della legge sulle misure di polizia (legge MPT).
“Dopo l’accettazione della Legge sulle misure di polizia – si legge in una nota trasmessa alla stampa – occorre adesso rafforzare la sorveglianza parlamentare sull’attuazione della legge in modo da evitare abusi.
La nuova Legge di polizia concede ampi poteri ai servizi segreti svizzeri e alla polizia federale che potranno applicare misure coercitive contro cittadine e cittadini svizzeri sulla base unicamente di sospetti e senza controllo da parte delle autorità giudiziarie. L’Associazione Uniti dal diritto auspica ora che il Parlamento rafforzi la sorveglianza sulle attività della polizia politica. In particolare occorrerà monitorare l’attuazione della Legge per evitare abusi di potere. Sarà importante mantenere un controllo sul numero di cittadini che verranno schedati e sorvegliati. Il Parlamento e la politica hanno il dovere di evitare che si ripeta una nuova schedatura di massa della popolazione come avvenuto negli anni ’80, quando un cittadino su 7 fu schedato dai servizi di spionaggio elvetici”.
L’associazione aveva sostenuto il ricorso presentato da nove ex procuratori pubblici ticinesi contro il voto odierno per presunte informazioni “fuorvianti” presenti nell’opuscolo informativo trasmesso alla popolazione.
L’intervista all’avvocato Paolo Bernasconi, autore del ricorso
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