
Ad un anno dalla dichiarazione di pandemia, il 13% dei 71 milioni di contagi in 107 Paesi sono tra bambini e giovani sotto i 20 anni (a marzo 2021). Lo afferma l’Unicef denunciando che in questo lasso di tempo “sono stati fatti passi indietro su quasi tutti i più importanti indicatori per l’infanzia”. Secondo i dati forniti da Unicef aggiornati a marzo, nei Paesi in via di sviluppo, ci si aspetta che la povertà dei bambini aumenterà di circa il 15%. Oltre al fatto che le scuole per oltre 168 milioni di bambini a livello globale sono state chiuse per circa 1 anno e almeno 1 studente su 3 non ha potuto accedere all’apprendimento da remoto mentre le scuole erano chiuse. A tutto ciò si aggiunge il fatto che circa 3 miliardi di persone nel mondo non hanno strutture di base per lavare le mani con acqua e sapone a casa.
“Un anno dopo la pandemia da covid-19, sono stati fatti passi indietro su quasi tutti i più importanti indicatori per l’infanzia - ha commentato Henrietta Fore, Direttore generale dell’Unicef - Il numero dei bambini affamati, isolati, abusati, ansiosi, che vivono in povertà e costretti a matrimoni precoci è aumentato. Allo stesso tempo, il loro accesso all’istruzione, alla socializzazione e a servizi essenziali compresi quelli per la salute, la nutrizione e la protezione sono diminuiti. I segnali che i bambini porteranno le cicatrici della pandemia per gli anni a venire sono inequivocabili”. “I bambini devono essere al centro degli sforzi di recupero, - ha aggiunto Fore - . Questo significa dare priorità alle scuole nei piani di riapertura. Significa fornire protezione sociale, compreso il trasferimento di denaro alle famiglie. Significa raggiungere i bambini più vulnerabili con servizi fondamentali. Solo allora potremo proteggere questa generazione dal diventare una generazione perduta”.
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