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Svizzera
Unia progetta iniziativa per salario minimo
Redazione
17 anni fa

Il sindacato Unia sta valutando l'opportunità di lanciare un'iniziativa popolare per un salario minimo legale di circa 3700 franchi, pari ai 2/3 del salario mediano elvetico. L'idea si fa spazio anche a livello cantonale: una iniziativa popolare sta per essere depositata in Vallese, come già avvenuto a Ginevra e Vaud. I testi cantonali suscitano però dubbi circa la loro validità, essendo il diritto del lavoro di competenza federale. La decisione di Unia sul lancio dell'iniziativa a livello federale spetterà ai delegati sindacali in novembre, ha detto oggi all'ATS Alessandro Pelizzari, del comitato centrale. Il salario minimo sarebbe definito sulla base del salario mediano. Se si parla di un salario mediano di 5500 franchi, per esempio, significa che la metà dei dipendenti guadagna di più, l'altra metà di meno. Il progetto, in corso di elaborazione da parte di un gruppo di lavoro, prevede un salario minimo differenziato a seconda delle regioni. A Ginevra, ad esempio, per un'occupazione al 100% il minimo ammonterebbe a 4200 franchi. Se l'iniziativa fosse lanciata e poi approvata in votazione, l'11% della popolazione attiva, pari a oltre 430 mila persone, vedrebbe il proprio reddito aumentare. Pelizzari ha detto di auspicare che in autunno si sviluppi un ampio dibattito su questo tema. A livello nazionale è stato creato un gruppo composto di persone che sul piano cantonale hanno già lanciato iniziative di questo tenore. Proprio oggi è stato annunciato che l'iniziativa popolare cantonale vallesana per uno stipendio minimo legale ha raccolto oltre 4500 firme, circa 500 in più di quelle necessarie. Le firme, che devono essere ancora convalidate dai comuni, saranno consegnate alla cancelleria in agosto, ha indicato il comitato d'iniziativa. Lanciata lo scorso dicembre dalla sinistra e dai sindacati, l'iniziativa prevede uno stipendio minimo di 3500 franchi versato 13 volte all'anno per un contratto di lavoro a tempo pieno. Secondo il comitato, il 20% dei lavoratori occupati al 100%, ossia 26'000 persone, ricevono meno di 3500 franchi al mese nel cantone. Iniziative simili sono già state depositate nei cantoni di Ginevra e Vaud. Il Gran Consiglio ginevrino ha tuttavia ritenuto che l'iscrizione del salario minimo nella Costituzione cantonale sia incompatibile con il diritto superiore, poiché i cantoni non hanno competenze in materia di diritto del lavoro. Sulla questione dovrà presto esprimersi anche il parlamento vodese: messo di fronte a pareri giuridici contrastanti, il Consiglio di Stato ha deciso di lasciare la patata bollente al Gran Consiglio. Poi toccherà anche al parlamento vallesano. La scorsa primavera, il Consiglio nazionale ha respinto la proposta del deputato comunista vodese Josef Zisyadis che chiedeva l'iscrizione del salario minimo nella Costituzione federale. Secondo la maggioranza borghese, la questione va regolata dalle parti sociali, che possono trovare soluzioni confacenti alle situazioni proprie dei vari settori. ATS

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