
Occorre proteggere il livello salariale in Svizzera, non chiudere le frontiere: con questa motivazione i 150 delegati di Unia si sono espressi oggi contro l'iniziativa UDC sull'immigrazione di massa. Secondo il sindacato il testo in votazione il 9 febbraio, lungi dal risolvere i problemi reali come il dumping salariale, li rende ancora più gravi. La sua applicazione - si legge in un comunicato - significherebbe un ritorno al sistema inefficace dei contingenti e provocherebbe un degrado dello status dei migranti, ridotta a forza lavoro senza più diritti. Per Unia l'UDC propaga pseudo-soluzioni e persegue interessi di partito sulle spalle degli stranieri. Questo mentre in realtà la Svizzera ha bisogno dell'immigrazione, per motivi economici ma non solo: anche quale arricchimento culturale e sociale. Secondo il sindacato l'accettazione dell'iniziativa significherebbe non solo la fine della libera circolazione, bensì anche delle misure accompagnatorie. Che attualmente sono insufficienti, ma senza le quali il dumping salariale si estenderebbe a macchia d'olio. Per Unia servono invece misure concrete: maggiori controlli, stop ai lavori in caso di sospetto dumping, contratti collettivi di lavoro, protezione da licenziamenti, accesso garantito dei sindacati nei cantieri e nelle aziende. I delegati hanno inoltre discusso il lancio di due iniziative popolari volte a migliorare i diritti sindacali e la protezione dei lavoratori nell'ambito dei licenziamenti collettivi. La decisione sul lancio delle proposte di modifica costituzionale sarà presa in gennaio.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

