
Nome: Francisco, Nazionalità: nessuna. Si può riassumere così la strana situazione di Francisco L., “ex-cittadino” di Svizzera e Angola.
La sua storia è stata portata alla luce dal quotidiano zurighese “Tages Anzeiger”. Dal 1996 Francisco vive in Svizzera, dove ha lavorato come panettiere. Nel 2008 però la Confederazione ha deciso di ritiragli il passaporto. Il motivo? Avrebbe contratto un matrimonio di convenienza.
E così Francisco si ritrova senza documenti (“il passaporto angolano non ce l’ho più, e non ho modo di ottenerne uno nuovo”, ha spiegato), ospite di alcuni amici e dipendente dagli aiuti della Caritas. “Non posso lavorare o affittare un appartamento e il mio indirizzo è una casella postale”.
Il caso di Francisco è particolare in quanto la stessa ex moglie Maya L. – che attualmente vive in Ticino con il cognome dell’ex marito – ha più volte confermato che non si è trattato di un matrimonio di convenienze. “Ci amavamo davvero”, ha ribadito al “Tagi”.
La loro storia inizia nel 1996, sul lungolago di Zurigo. Francisco si avvicina a Maya per chiederle un’informazione riguardo a una lettera che aveva ricevuto dalla Confederazione
“Brutte notizie – ricorda Maya – la sua domanda d’asilo era stata rigettata”. Ma Cupido ci mette lo zampino. Tra i due scatta la scintilla – nonostante i 18 anni di differenza - e i due si sposano nel maggio del 1998. I due rimangono per due anni a Zurigo prima di trasferirsi fuori città, a Hüntwangen, nella casa dove Maya viveva con il primo marito.
Francisco trova lavoro come panettiere e si avvicina molto alla religione. Lavorando fuori città, dalle parti di Wil, affitta una camera sopra la panetteria. Per le autorità sarà uno degli indizi che proverebbero il matrimonio di convenienza.
L’ex moglie ha sempre negato, ma inutilmente. “Ci vedevamo spesso, in settimana mi veniva a prendere dopo il lavoro, cenavamo insieme e poi si recava a fare il turno di notte a Wil”.
“Certo, non vivevamo insieme ma era una relazione vera”, ha sempre sostenuto Maya. Nel 2003 Francisco diventa cittadino svizzero ma il matrimonio inizia a guastarsi. Maya prenota una vacanza in Germania ma Francisco non si fa vedere. La moglie prova allora a contattarlo presso la Libera Chiesa che Francisco aveva l’abitudine di frequentare.
“Gesù non vuole che io parli con te”, è l’irreale risposta ricevuta. “Ti amo ma amo anche Gesù Cristo”. Maya si arrende e nel 2005 chiede la separazione. Nel frattempo Francisco perde il lavoro presso la panetteria e nel 2007 i due si separano definitivamente.
Francisco trova una nuova compagna, una richiedente d’asilo congolese. Dalla relazione nascono due figli, ma nel 2008 le autorità decidono di ritirargli il passaporto. Lui si oppone e decide di restare, lavora come addetto alle pulizie per le FFS ma 2 anni dopo finisce in carcere. Nel 2012 l'Ufficio della migrazione del Canton Zurigo gli intima di lasciare il Paese.
Vani gli appelli dell’ex moglie e delle figlie. “Partecipava a tutte le feste di famiglia”, dicono le figliastre. La suocera, allora 96enne, parla in difesa di "quel giovane africano, così gentile e curato", ma non basta.
Viene più volte arrestato, anche davanti agli occhi dei figli. Per questo motivo non si reca più a trovare la compagna angolana al centro per richiedenti d’asilo di Bergdietikon (AG). Francisco vive in una specie di limbo burocratico. Deve lasciare il Paese ma non ha nessun documento. “Voglio solo dei documenti per poter di nuovo lavorare e tornare a vivere”.
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