
Della possibile presenza di spie turche sul territorio elvetico se ne era parlato già diverse settimane fa, quando due presunti agenti di Ankara erano stati avvistati presso l’Università di Zurigo, intenti a fotografare i partecipanti a un seminario storico sul tema del genocidio degli armeni (vedi articoli suggeriti).
I sospetti si erano vieppiù ingranditi e non avevano risparmiato neppure il Canon Ticino, tanto da indurre il Ministero pubblico della Confederazione ad avviare un procedimento penale per spionaggio politico ai danni di rappresentanti di comunità turche in Svizzera. Le presunte spie di Ankara, infatti, trasmetterebbero le informazioni personali (come ad esempio le idee politiche) dei cittadini turchi residenti nel nostro paese, alcuni dei quali temono ripercussioni una volta rientrati in patria.
Negli scorsi giorni, la vicenda ha avuto un clamoroso sviluppo. Stando a quanto riferito dalla Basler Zeitung il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ha infatti allertato la Polizia cantonale basilese sulla presenza di una presunta spia di Ankara nei suoi ranghi. L’uomo avrebbe fornito già da diverso tempoinformazioni sensibili al suo governo sulla diaspora turca e sia la Polizia sia il Ministero pubblico basilese ne sono a conoscenza "dall'estate del 2016". Senza però - afferma il quotidiano basilese, venuto in possesso di una comunicazione tra il SIC e il Ministero stesso - che fossero stati presi provvedimenti. Ovvero, nessun’inchiesta interna.
“Un errore gravissimo”, ha commentato la deputata socialista Edibe Gölgeli. Il consigliere di Stato responsabile, il liberale Baschi Dürr, ha invece tenuto a ribadire la presunzione di innocenza, pur riconoscendo che, se confermate, le accuse sarebbero “gravissime”. Il suo dipartimento, scrive la Basler Zeitung, ha infine avviato un’inchiesta interna.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

