
È illusorio sognare una società senza droghe, meglio imparare a convivere con esse: questa la provocatoria conclusione di uno studio condotto da due ricercatori dell'Università di Neuchâtel. Con il loro libro dal titolo "Lotta alla droga. Stupefacenti contraddizioni?" intendono promuovere la riflessione nella società.I due studiosi, assistenti in diritto, fanno un ritratto spassionato della lotta alle droghe: la loro opinione, soprattutto giuridica, si esprime in una serie di domande in cui non manca la provocazione, come si legge in un comunicato dell'ateneo neocastellano.A loro parere la politica di repressione ha fallito, così come aveva fallito agli inizi del 20esimo secolo il proibizionismo dell'alcool. I due intravvedono una potenziale pista nel campo della liberalizzazione, benché nel libro non intendono né fare l'apologia della droga, né valutarne positivamente il consumo. Essi si limitano semplicemente a constatare che è illusorio sognare una società senza stupefacenti e meglio è imparare a convivere.I due ricercatori analizzano l'esempio del Portogallo che nel novembre 2000 aveva legalizzato il consumo e il possesso di tutte le droghe, in quantità fissate dalla legge. Una decina di anni dopo - rilevano - il paese non si è affatto trasformato nell'Eldorado della droga, come molti temevano.Berna: sfida alle dipendenzeLo studio condotto dai due ricercatori dell'Università di Neuchâtel arriva a conclusioni simili a quelle indicate dal rapporto "Sfida alle dipendenze" della Confederazione (per saperne di più clicca qui). Il rapporto, trasmesso nel giugno del 2010 all'Ufficio federale della sanità pubblica, è anche e sopratutto una nuova visione della politica svizzera in materia di dipendenze, una visione integrata e basata su un approccio orientato alla salute pubblica. In sintesi, l'approccio proposto abbandona la semplicistica distinzione tra sostanze legali ed illegali, nonché la focalizzazione sulle sole dipendenze (comportamenti problematici), rinviando a complesse questioni sociali ed economiche da affrontare in un'ottica di salute pubblica. Il New York Times nel 2009: la guerra alla droga "danneggia l'occidente"La "war on drugs" è un fallimentare disastro, ha spiegato nel 2009 in un articolo divenuto famoso in tutto il mondo Misha Glenny sul New York Times. "Per decenni - ha scritto Misha Glenny - l’idea di legalizzare i narcotici è stata sostenuta solo da una esigua minoranza. Ma mentre i mercati globali delle droghe illecite sono cresciuti in modo esponenziale dall’inizio degli anni ’90, i decisori politici e le forze di polizia sono stati travolti dalla sfida posta dalla proibizione di un lungo elenco di sostanze. I mercati si sono estesi in luoghi che per decenni non avevano un problema significativo di droga, come la Cina e l’Indonesia, mentre i numeri dei tossicodipendenti in paesi come l’Iran sono cresciuti enormemente". Due i motivi principali del cambiamento di prospettiva politica identificate dal New York Times. Il primo è la constatazione che la questione droga sta danneggiando gli “interessi a lungo termine” dei paesi occidentali in materia di sicurezza, specialmente in Afghanistan e in Messico. Il secondo è il fatto che la produzione, dai paesi tradizionali come la Colombia e il Triangolo d’Oro, si sta spostando nel cuore dell’occidente, in paesi come il Canada, l’Olanda e la Gran Bretagna.Secondo il New York Times i sostenitori della legalizzazione hanno di fatto vinto il dibattito morale e intellettuale, ma non si può dire altrettanto per quanto riguarda la politica.
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