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Davos
Una dipendente del WEF era accusata di voler uccidere Trump, ma è tutto falso
© KEYSTONE
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Ats
un'ora fa
La donna, un'informatica di origine iraniana, veniva presentata come un'agente che aveva ordito un complotto per assassinare il tycoon. La procura federale ha quindi aperto un procedimento e disposto un'indagine.

Una dipendente del Forum economico mondiale (WEF) è stata arrestata in gennaio dopo che un'e-mail anonima l'accusava di aver pianificato un attentato contro il presidente americano Donald Trump a Davos (GR). I sospetti non sono però stati confermati dalle indagini, ha indicato oggi a Keystone-ATS il Ministero pubblico della Confederazione (MPC).

Il caso

Il caso è stato svelato da un'inchiesta di Tamedia e dell'emittente tv tedesca ARD. L'e-mail è stata inviata il 21 gennaio all'ambasciata degli Stati Uniti a Berna, poco prima dell'arrivo di Trump in Svizzera. La donna, un'informatica di origine iraniana, veniva presentata come un'agente che aveva ordito un complotto per assassinare il tycoon. La procura federale ha quindi aperto un procedimento e disposto un'indagine.

La protagonista della vicenda lavorava solo da qualche mese alla sede del WEF a Coligny (GE) e non era accreditata per l'evento nei Grigioni. È stata arrestata sul posto di lavoro e interrogata per oltre sei ore. I suoi telefoni e il suo computer sono stati sequestrati e la sua attività sui social media è stata esaminata, ma non è stata trovata alcuna prova di spionaggio o pianificazione di atti terroristici. «Le accuse contenute nell'e-mail non hanno trovato riscontro in alcun aspetto», ha dichiarato nella sua risposta a Keystone-ATS l'MPC. Il caso è stato quindi archiviato.

Licenziata

Tuttavia, nel frattempo l'informatica è stata licenziata dal WEF. Stando al Ministero pubblico, i motivi invocati non hanno collegamenti diretti con l'indagine. Il WEF si è rifiutato di commentare le ragioni dell'allontanamento, invocando la riservatezza che si impone per questioni relative al personale. Un'indagine separata è ora stata avviata a Ginevra per identificare l'autore dell'email anonima. L'account dal quale proveniva il messaggio era stato creato pochi minuti prima dell'invio e da allora non è più stato utilizzato.