
Che il traffico di pacchi sia in continua crescita lo si sa da anni. La pandemia, però, ha accelerato ulteriormente il fenomeno portando la Posta a un record storico: nel 2020 ha recapitato 182,7 milioni di pacchi. L’aumento rispetto al 2019, quando erano stati 148, è del 23,3%.
Lockdown e Black Friday
Evidentemente il periodo che più ha influito è stato il confinamento primaverile. Con i negozi chiusi, il Gigante giallo si è trovato sommerso dai pacchi. Tanto che ha dovuto assumere 500 nuovi collaboratori, oltre a 800 lavoratori interinali, e investire 190 milioni di franchi per potenziare l’infrastruttura. Poi, in linea con gli anni precedenti, il periodo di grande afflusso è stato quello prenatalizio, con il Black Friday che da solo ha generato oltre un milione di invii.
Meno pacchetti dall’estero
Controtendenza, invece, sono andate le spedizioni di merci di piccole dimensioni provenienti dall’estero, calati del 2%. Parliamo, in questo caso, dei prodotti che sono spediti in piccole buste imbottite o in involucri di plastica, fuori dalla Svizzera questi sono considerati lettere. Nonostante la diminuzione, ogni giorno in media ne sono arrivati 95mila. In futuro, questi invii saranno spartiti in modo automatizzato, ma oggi sono fatti ancora a mano. Per questo la Posta ha investito 70 milioni di franchi nel nuovo impianto di Zurigo-Mülligen, il primo al mondo nel suo genere.
Sempre meno lettere
A essere sempre meno di moda, invece, sono le lettere. Dal 2010 il loro numero è crollato del 30%. Nel 2020 del 5,6%. In tutto sono state 1’706 milioni. Proprio per questo la Posta sta cambiando modo di lavorare, raggruppando lo spartimento di pacchi e lettere proprio da quest’anno. Saranno inoltre offerte nuove modalità di recapito, comunica l’azienda in una nota.
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