
Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso di un prete cattolico che non era riuscito ad ottenere l'adozione di due adolescenti. In principio erano state le autorità vodesi competenti a rifiutare la sua richiesta.
Nel 2017 il religioso aveva fatto domanda di approvazione per accoglienza nel suo domicilio di due giovani afghani. Orfani del padre, gli adolescenti si trovavano in un istituto. La richiesta era però stata respinta a causa di informazioni sfavorevoli.
Le autorità cantonali avevano autorizzato il prete, insegnante in un collegio, ad accogliere i due giovani nella sua abitazione un weekend su due, dal venerdì al lunedì, così come durante le vacanze. Una domanda di adozione inoltrata nel frattempo era in sospeso, poiché era emersa l'esistenza di un procedimento per coazione sessuale nei confronti del religioso.
Il procedimento è stato in seguito archiviato, ma i dubbi sorti hanno convinto le autorità a limitare l'autorizzazione ad accogliere gli adolescenti, con il divieto di dormire nell'abitazione del sacerdote. Le procedure in vista dell'adozione non sono inoltre state portate avanti.
Nella sentenza pubblicata oggi, il TF sottolinea che l'approvazione per un caso di adozione implica la valutazione degli interessi in gioco. In questo contesto, le autorità vodesi hanno tenuto conto degli elementi favorevoli del ricorrente - come la capacità, quale insegnante, di capire i giovani - ma hanno anche deciso che ciò non compensa gli elementi sfavorevoli.
Con la loro decisione le autorità non hanno violato la presunzione d'innocenza, secondo l'Alta corte. I giudici del Tribunale cantonale, infatti, pur non avendo condannato il prete, hanno considerato i fatti imputatigli "disturbanti, di una gravità considerevole e provenienti da differenti fonti".
Inoltre, il TF ha ritenuto le spiegazioni del prete ambigue. Neanche la sua mancanza di collaborazione con le autorità vodesi ha aiutato. Queste ultime non hanno quindi oltrepassato il loro potere di discrezionalità.
(Sentenza 5A_343/2019 del 4 ottobre 2019)
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