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Svizzera
Un milione sulla carta aziendale, sarà riesame
Foto Shutterstock
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Keystone-ats
5 anni fa
Il tribunale di Zurigo aveva assolto la segretaria che aveva addebitato le sue spese personali alla banca, complice il marito. Per il tribunale federale però si prospetta il reato di appropriazione indebita, per cui il caso andrà riesaminato

La giustizia zurighese dovrà riesaminare il caso di una segretaria di direzione che ha sottratto quasi un milione di franchi al suo datore di lavoro. L’imputata ha usato la carta di credito dell’azienda per spese private. Impiegata da una nota banca elvetica tra il 1997 e il 2010, la segretaria ha ricevuto una carta di credito a suo nome che doveva utilizzare solo per le spese aziendali. Tutte le spese personali dovevano essere segnalate per essere detratte dal suo stipendio.

Viaggi, ristoranti e interventi chirurgici, anche per il marito
Tra il 2003 e la sua partenza nell’ottobre 2010, ha usato la carta per acquisti, parrucchieri, ristoranti, viaggi e interventi chirurgici e ne ha fatto approfittare anche il marito. La banca ha stimato la perdita di oltre 955.000 franchi e ha presentato denuncia nel gennaio 2011. Dopo numerosi colpi di scena legali, il tribunale distrettuale di Zurigo ha assolto completamente l’ex segretaria alla fine di ottobre 2018. Un verdetto confermato dal Tribunale cantonale.

Confermata l’assenza di frode
Con la sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale ha accolto il ricorso della banca e ha rinviato il caso al tribunale cantonale. I giudici di Mon Repos riconoscono che l’imputata non ha commesso frode poiché non ha tentato di aggirare il sistema di controllo della banca. Infatti, sembra che i suoi superiori abbiano approvato le sue spese senza battere ciglio.

Forse era appropriazione indebita
Tuttavia, i giudici zurighesi avrebbero dovuto esaminare i fatti dal punto di vista dell’appropriazione indebita. Pagando le sue spese personali con la carta di credito aziendale, l’ex segretaria utilizzava i beni della banca. Il sistema di controllo delle fatture, anche se fosse stato applicato correttamente, sarebbe intervenuto solo a posteriori, quando il danno ormai era fatto e il reato commesso.

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