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Sensibilizzazione
"Un milione di stelle" Caritas contro la povertà
Le candele accese a Ginevra. © Instagram Caritas Genève
Le candele accese a Ginevra. © Instagram Caritas Genève
Keystone-ats
4 anni fa
Le candele sono state accese in un centinaio di città svizzere per ricordare che nella Confederazione oltre 700'000 persone vivono in povertà.

Su iniziativa di Caritas, oggi sono state accese candele in un centinaio di città svizzere nell'ambito della campagna "Un milione di stelle", voluta per sensibilizzare sulla povertà. In Piazza federale a Berna ne sono state accese 4000, in presenza di 800 persone circa.

Ricordarsi della povertà sotto Natale

L'obiettivo era attirare l'attenzione su un dato spesso trascurato: 722'000 persone, secondo l'Ufficio federale di statistica, vivono in povertà in Svizzera. L'azione è diventata ormai tradizionale per Caritas, che la ritiene anche un'occasione di incontro e convivialità durante la quale i presenti possono condividere tè caldo e biscotti. "Il periodo natalizio è molto difficile quando mancano i soldi", ha ricordato Christine Gerstner, una delle coordinatrici dell'evento, citata in un comunicato, aggiungendo che la povertà è spesso sinonimo di isolamento.

Le categorie più colpite

Oltre ai circa 700'000 poveri, ci sono quasi altrettante persone che vivono con il minimo indispensabile, è stato sottolineato dall'organizzazione. Ad essere particolarmente colpiti dal fenomeno sono i bambini e i giovani, così come le persone poco qualificate, le famiglie monoparentali, quelle numerose e i single.

Tema tabù, ma i rifugi sono presi d'assalto

Secondo la newsletter dell'associazione Armutinfo.ch, la povertà rimane un argomento tabù in Svizzera. Molte delle persone colpite preferiscono vivere ai margini della società piuttosto che chiedere aiuto. In particolare i giovani. "Questa povertà nascosta è un vero problema per la società", secondo Armutinfo. I rifugi di emergenza per i giovani, su cui ricadono le difficoltà dei genitori, sono presi d'assalto, come quello di Berna. Istituito sei mesi fa per i ragazzi dai 14 ai 23 anni, è ora sovraffollato. L'offerta di strutture di questo tipo per i giovani in situazioni precarie è ancora largamente insufficiente, mette in guardia l'organizzazione.

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