
A Lugano, le acque sono quelle del lago. Al Lac, però, questa volta si è parlato di mare, del mare di Svizzera. È questo il nome del forum che coinvolge attori istituzionali e privati italiani e svizzeri, ticinesi, liguri, lombardi e piemontesi. Sul tavolo c’erano le misure logistiche e strutturali volte ad avvicinare il porto di Genova alla Svizzera ed al resto dell’Europa. Tra i temi di particolare attualità si è discusso di quello che, secondo i presenti, è il parziale fallimento del green deal europeo. «Nessuno degli attori oggi misconosce l'importanza e la necessità di salvaguardare l'ambiente e le risorse. Tuttavia questo deve poter avvenire in modo uniforme, graduale e compatibile con le necessità delle singole aziende. Già agiscono in un ambiente nazionale e internazionale difficile, pensiamo all'aumento dei costi dell'energia, ad esempio. Non possiamo imporre loro carichi troppo gravosi», afferma il presidente dell’Associazione svizzera dei trasportatori stradali, sezione Ticino, Adriano Sala. Anche sul fronte italiano si vorrebbe privilegiare il pragmatismo in ambito ambientale. Per esempio, favorendo il transito delle merci tra Genova e le Alpi, piuttosto che da Rotterdam verso sud, come succede oggi. Il che significherebbe meno chilometri da percorrere. Così il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi: «noi come italiani abbiamo apprezzato molto della Svizzera il fatto di aver mantenuto una posizione ambientalmente consapevole, ad esempio sull'abbassamento delle emissioni per l'attraversamento delle Alpi, ma cercando di non avere delle visioni di carattere ideologico che hanno invece caratterizzato purtroppo gli ultimi 15 anni di scelte a livello di Unione Europea».
Infrastrutture, stradali e ferroviarie
Delle scelte che avrebbero penalizzato le aziende della logistica. D'altro lato, al Lac si è discusso anche di infrastrutture. Lo sguardo al futuro è imposto dai nuovi importanti interventi sull’interporto di Genova, da dove potranno passare molte più merci, a condizione che queste possano proseguire il loro viaggio. A maggior ragione se si considera che, le strutture attualmente esistenti, sono in cemento armato e risalgono agli anni '60 e '70 del secolo scorso. «Il completamente da parte della Svizzera dei tunnel di base di attraversamento delle Alpi ci impongono un'accelerazione su tutta la rete che collegherà il valico dei Giovi e consentirà sostanzialmente di avere treni a grande capacità direttamente dal porto di Genova fino alla Confederazione Elvetica», prosegue il viceministro Rixi. Non c’è solo la rete ferroviaria però, ma anche quella stradale. E anche qui Svizzera e Italia dialogano in vista del futuro: «Tutte le infrastrutture devono essere oggetto di manutenzione, devono essere ristrutturate, ma c'è la necessità di trovare i fondi: chi finanzia? Deve essere solo lo Stato o deve esserci anche un intervento di privati, con magari dei fondi di investimento che si mettono a disposizione? Oggi vogliamo mettere sul tavolo questo tema importante che non riguarda solo strettamente l'Italia o la Svizzera, ma in realtà sta riguardando tutta l'Europa», prosegue Adriano Sala.

