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Svizzera
Un cuore, due patrie e un sacco di sfumature
Redazione
11 anni fa
"Il caso dei 7 soldati svizzeri con bandiera albanese non è da ingigantire, ma neppure da sottovalutare". Così il presidente degli ufficiali ticinesi Marco Lucchini

È una storia vecchia come il mondo: un cuore, due patrie. Per questo la vicenda non va ingigantita, ma neppure sottovalutata. Occorre innanzitutto capire bene cosa sia successo. Sul caso del giorno, Marco Lucchini, presidente degli ufficiali ticinesi, la pensa esattamente così.

La foto pubblicata sui social network di quei 7 militari immortalati mentre reggono sorridenti la bandiera albanese, in poche ore è diventata virale, suscitando un dibattito infinito tra chi, da un lato, grida al tradimento e chi, dall'altro, liquida la questione come una bravata fatta senza pensare.

Che di leggerezza o meno si tratti, certo il gruppo rischia grosso: perché ora il caso è passato in mano alla polizia militare. Ed una volta che i sette soldati saranno identificati, potrebbero venire puniti con un avvertimento, un divieto di libera uscita, una multa o addirittura l'arresto. Dipende, come detto anche da Lucchini, bisogna capire.

Capire innanzitutto se i soldati sono albanesi naturalizzati, oppure no. Se lo sono tutti, oppure ancora, per esempio, se lo sono soltanto alcuni. Ma anche se lo fossero, questo ancora di per sé non vuol dire che non siano pronti a servire la Confederazione con la lealtà richiesta ad un militare, continua Lucchini. Inoltre, la questione sarebbe diversa se la Svizzera dovesse stanziare uomini in Albania, magari per questioni di polizia, conclude Lucchini.

Insomma, non tutto, neppure questa volta, è chiaramente bianco o irrimediabilmente nero. Molti ticinesi di origine italiana durante la prima guerra mondiale, tanto per fare un esempio, erano stati spostati a difesa della frontiera a Nord delle Alpi. Lontani da quella Chiasso così vicina alla patria d'origine. La storia insomma è vecchia come il mondo, un cuore, due patrie ed un sacco di sfumature.

ClaRo

 

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