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Guerra in Ucraina
Un anno di conflitto che ha cambiato anche la Svizzera
© Shutterstock
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4 anni fa
La solidarietà e l'aiuto umanitario, le sanzioni economiche, la crisi energetica e la discussione sulla neutralità elvetica. Queste sono solo alcune delle conseguenze della guerra in Ucraina che hanno toccato anche la Svizzera.

È trascorso quasi un anno da quando la Russia ha invaso l'Ucraina. Una guerra che ha avuto pesanti ripercussioni anche in Svizzera: delle sanzioni dell'UE all'accoglienza di decine di migliaia di rifugiati, fino all'emersione dei dibattiti sulla neutralità e sulla riesportazione di armi elvetiche.

La Svizzera condanna l'aggressione russa

Il 24 febbraio 2022, il giorno del primo attacco, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) condanna con fermezza l'aggressione russa, chiedendo a Mosca di ritirare le sue truppe dal territorio ucraino. A inizio marzo il personale dell'ambasciata svizzera a Kiev lascia la capitale. Chiusa temporaneamente, la rappresentanza elvetica riapre il 19 maggio. A fine aprile, la presidente del Consiglio nazionale Irène Kälin (Verdi/AG) si reca in Ucraina, accompagnata dai consiglieri nazionali Roger Nordmann (PS/VD), Niklaus Gugger (PEV/ZH) e Yves Nidegger (UDC/GE). A fine settembre Berna condanna l'annessione russa di parte del territorio ucraino, definendola "una grave violazione del diritto internazionale". Il 20 ottobre, il presidente della Confederazione Ignazio Cassis è a sorpresa a Kiev per incontrare il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Il 12 gennaio di quest'anno, in qualità di ministro degli esteri, il ticinese critica l'aggressione russa in Ucraina nel suo primo discorso al Consiglio di sicurezza dell'ONU, dove la Svizzera dispone di un seggio per due anni.

La solidarietà elvetica

Sul fronte interno, sin dell'avvio del conflitto in molte città svizzere si svolgono manifestazioni di denuncia e Berna fornisce materiale umanitario all'Ucraina. Oltre 1000 tonnellate di aiuti sono state consegnate direttamente in Ucraina e 4765 tonnellate di cibo sono state acquistate localmente. La Svizzera ha inoltre donato circa 150 milioni di franchi alle organizzazioni internazionali per l'Ucraina. È notevole lo slancio di generosità da parte della popolazione, dei cantoni, delle chiese, delle aziende e di varie organizzazioni. A fine 2022, per esempio, la Catena della Solidarietà comunica di aver ricevuto 130 milioni di franchi di donazioni per l'Ucraina e i Paesi limitrofi. Molti cittadini si mettono a disposizione per accogliere chi è costretto a scappare dalla guerra. Due settimane dopo l'inizio delle ostilità il Consiglio federale concede uno statuto speciale ai rifugiati provenienti dall'Ucraina (statuto di protezione S), con il sostegno di tutti i partiti politici, anche se l'UDC vorrebbe alcune restrizioni. Il numero di rifugiati giunti in Svizzera tocca quota 50'000 a metà maggio e supera le 70'000 unità a fine 2022. A febbraio 2023 sono circa 75'000.

Sanzioni, la Svizzera segue l'Unione europea

Quattro giorni dopo l'invasione, la Svizzera adotta il primo pacchetto di sanzioni dell'UE contro la Russia, a cui ne seguiranno diversi altri, anche nei confronti della Bielorussia. A inizio aprile, i beni bloccati in Svizzera ammontano a 7,5 miliardi di franchi. A giugno, con l'adozione di nuove sanzioni, viene deciso anche un embargo sul greggio. In agosto viene vietato anche l'acquisto di oro russo, così come la sua importazione e il suo trasporto. A inizio novembre, Berna adotta le sanzioni dell'UE anche contro l'Iran. Colpiscono i produttori di droni che riforniscono la Russia e il personale militare iraniano di alto livello. A fine novembre viene creata una base legale per un tetto sul prezzo del greggio e sui prodotti petroliferi russi, come concordato dal G7. La Svizzera sospende anche l'assistenza amministrativa alla Russia.

Il dibattito sulla neutralità

Non mancano le conseguenze politiche. A metà marzo, a tre settimane dall'invasione, l'ex consigliere federale Christoph Blocher annuncia il lancio di un'iniziativa popolare sulla neutralità della Svizzera, per impedire l'adozione di sanzioni economiche come quelle contro la Russia. A inizio aprile, il presidente del PLR Thierry Burkart chiede un riorientamento della politica di sicurezza elvetica e un avvicinamento alla NATO. La definizione della neutralità svizzera viene sempre più messa in discussione. A inizio settembre il Consiglio federale dichiara che la Svizzera deve mantenere la sua neutralità, ma deve orientare più sistematicamente la sua politica di sicurezza e di difesa verso la cooperazione internazionale. Al Forum economico di Davos (WEF), svoltosi lo scorso gennaio, la neutralità della Svizzera viene criticata, tra gli altri, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dal sindaco di Kiev Vitali Klitschko e dal segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. A fine gennaio e inizio febbraio 2023 le commissioni parlamentari della politica di sicurezza chiedono un allentamento della legge federale sul materiale bellico. Quella del Nazionale raccomanda al plenum di autorizzare i Paesi acquirenti di materiale bellico svizzero a riesportarlo in determinati casi, in particolare verso l'Ucraina. Quella degli Stati propone di limitare a cinque anni la validità delle dichiarazioni di non riesportazione firmate dagli stessi Paesi.

La crisi energetica

La guerra mette in luce anche la vulnerabilità europea in materia energetica. A inizio marzo 2022, il Consiglio federale decide di adottare una serie di misure per garantire le forniture di gas per il prossimo inverno. Ad aprile i prezzi di elettricità, gas e carbone raggiungono i massimi storici. A fine agosto il Governo lancia un progetto di riduzione, su base volontaria, dei consumi di energia. Raccomanda l'abbassamento della temperatura di riscaldamento degli edifici, l'utilizzo di meno acqua calda, lo spegnimento degli elettrodomestici e delle luci, come pure la cottura del cibo in modo responsabile. Le raccomandazioni sembrano dare i loro frutti. In autunno il consumo di gas è inferiore rispetto all'anno precedente, un risultato influenzato però anche dal clima decisamente mite. Per garantire l'approvvigionamento energetico, il Consiglio federale approva anche la realizzazione di una riserva idroelettrica e di diverse centrali di riserva, tra cui una a Birr (AG) e una a Cornaux (NE). A un anno dall'invasione russa dell'Ucraina, lo spettro della carenza energetica sembra allontanarsi: a inizio febbraio 2023, i prezzi del gas sul mercato all'ingrosso sono più bassi rispetto a prima della guerra.