
I mass media non svolgono il loro compito che è di informare, discutere e controllare; si danno al gioco, alle supposizioni, alla dietrologia; sono servili al potere e mistificatori; basta un nonnulla per fare dei titoloni; manca la pluralità e il concorso di idee. L'accusa - una vera filippica - viene dal consigliere federale Ueli Maurer, intervenuto oggi a Interlaken (BE) all'assemblea annuale di "Schweizer Presse", l'associazione degli editori della Svizzera tedesca. "La mistificazione è quotidiana"; le conclusioni avventate e affrettate riempiono tanto i giornali quanto i media elettronici, a giudizio del ministro della difesa e dello sport. Così facendo compromettono la formazione dell'opinione pubblica. Ed è ancora più grave il fatto che le lacune si intrecciano con la manipolazione; nella semplice narrazione di fatti si fanno scivolare giudizi di parte; i media tendono a mescolare commento politico, divertimento satira e informazione, rasentando così la disonestà. In altri settori tutto ciò non sarebbe tollerabile, secondo Maurer. Un vignaiolo che si comportasse così sarebbe accusato di aver sofisticato il suo prodotto, verrebbe costretto a ritirare il vino dal mercato e sarebbe punito. Invece di contrastare l'ipocrisia con la verità, i media si comportano con cortigianeria e servilismo, si schierano di volta in volta col potente di turno. Alludendo a una favola di Andersen, Maurer ha accusato apertamente gli operatori dei media di indossare gli abiti della professionalità, dell'obiettività e della neutralità, ma in verità "essi sono nudi come il re". Per contrastare questi mali il consigliere federale ha sollecitato a rispettare la pluralità dei contenuti, che è cosa ben diversa dalla pluralità delle testate. Il controllo pressante e tenace sull'operato dello Stato apporta molto di più al cittadino dei sussurri cortigianeschi. "Dobbiamo riflettere al modo per migliorare la qualità dei media e rafforzare il concorso di idee", ha concluso Maurer; bisognerà pensare a "una legge anti-trust contro i monopoli dell'informazione e i cartelli di opinione mediatici". Si tratta anche di "valutare se la Commissione della concorrenza non debba essere incaricata di proteggere, oltre alla libertà di stampa, anche la libertà del mercato delle idee". Nel corso dell'assemblea di Interlaken, gli editori hanno detto di volersi battere contro l'aumento delle tariffe per la distribuzione dei giornali, previsto dalla Posta. Chiedono una rapida liberalizzazione del mercato postale, adeguandone i prezzi. Christof Nietlispach, responsabile del settore "distribuzione" in seno a Schweizer Presse, ha rilevato che l'aumento di un centesimo per copia di giornale si traduce per La Posta in un guadagno di 10 milioni di franchi. A ciò si aggiunge il fatto che La Posta vuole un aumento supplementare del 2%, a causa del rincaro, e l'abolizione delle tariffe preferenziali per le testate che godono di aiuti indiretti. "È inaccettabile", secondo il presidente degli editori Hanspeter Lebrument. L'associazione passa all'offensiva e propone di limitare nella legislazione le spese di distribuzione a 10 centesimi la copia. Christof Nietlispach ha ricordato che durante il dibattito alle Camere sull'aiuto indiretto alla stampa, il consigliere federale Moritz Leuenberger aveva promesso che le tariffe della distribuzione non sarebbero state toccate, fatto salvo il rincaro. "Quelle parole erano molto chiare, ma ora manifestamente La Posta non ne vuole tener conto". In serata è giunta la reazione del "gigante giallo", che all'ATS ha affermato: con l'aumento delle tariffe previsto nel 2010, si copre appena un quinto del deficit di 100 milioni di franchi. La difficile situazione degli editori è comprensibile, per questo La Posta si fa carico dei rimanenti 80 milioni. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

