
Con un "no", l'8 febbraio prossimo, al progetto di riconferma dell'accordo sulla libera circolazione delle persone il popolo svizzero deve scongiurare una "nuova ondata di immigrazione di massa". Con questo appello, un comitato dei partiti di destra si è presentato oggi alla stampa. Dopo aver tergiversato per settimane sull'atteggiamento da adottare, l'UDC - membro preponderante del comitato - ha difeso per la terza volta in questa settimana le ragioni di un rifiuto dell'accordo con l'Unione europea. Tema di questa "terza crociata": l'immigrazione di massa legata appunto alla libera circolazione. I rappresentanti dell'UDC erano accompagnati dal consigliere nazionale Attilio Bignasca, in rappresentanza della Lega dei Ticinesi, e dall'ex consigliere nazionale Berhard Hess (BE) per i Democratici svizzeri, ossi i due partiti che hanno lanciato il referendum contro la riconferma dell'accordo sulla libera circolazione e la sua estensione a Romania e Bulgaria. La capacità d'accoglienza della Svizzera è giunta alla "soglia di guardia", sostiene il comitato interpartitico contro l'immigrazione incontrollata, che mette nello stesso paniere stranieri dimoranti, naturalizzati, frontalieri e richiedenti l'asilo. L'UDC ha ribadito nuovamente la propria preoccupazione circa un afflusso massiccio di Romeni e Bulgari, segnatamente di Rom. Il comitato di destra ha predetto che questo fenomeno comporterà un aumento del turismo della criminalità, della disoccupazione e delle pressioni sui salari. L'ex consigliere federale Christoph Blocher fa pure parte del comitato, che si compone di un'ottantina di membri. ATS
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