
L'UDC mantiene alta la pressione in merito all'espulsione dei criminali stranieri e oggi ha depositato a Berna una seconda iniziativa sul tema, munita di 154'982 firme. Scopo dell'operazione: evitare che Consiglio federale e Parlamento tergiversino sulla questione. Il testo, molto dettagliato, intitolato "Per l'attuazione dell'espulsione degli stranieri che commettono reati" (Iniziativa per l'attuazione), chiede l'applicazione alla lettera della prima iniziativa, accettata in votazione popolare il 28 novembre 2010 da quasi il 53% degli svizzeri. "Da allora la ministra della giustizia Simonetta Sommaruga è rimasta con le braccia incrociate. Alle Camere federali non è ancora stata presentata una legge di applicazione", ha deplorato il presidente dell'UDC Toni Brunner. Nel frattempo, i criminali stranieri "ci prendono per il naso", ha dichiarato dal canto suo il capogruppo parlamentare Adrian Amstutz (UDC/BE). "Questa settimana ancora posso citarvi una lista di fatti di cronaca in cui gli stranieri sono coinvolti", gli ha fatto eco il consigliere nazionale Yvan Perrin (UDC/NE). Il partito accusa il governo di non voler rispettare in senso preciso il testo approvato dal popolo, che prevede il rimpatrio automatico degli stranieri criminali condannati per una serie di delitti e indipendentemente dalla pena inflitta. Votando una seconda volta, il popolo potrà "forzare la mano" alle autorità, sostiene l'UDC. Dalla fine giugno del 2011 sono in discussione quattro varianti di applicazione, di cui una soltanto è sostenuta dai promotori dell'iniziativa. Il governo ha già condotto una prima discussione e verso la fine di maggio di quest'anno ha posto in consultazione due varianti: la prima, privilegiata dal Consiglio federale, prevede l'espulsione automatica degli stranieri delinquenti nel rispetto del principio di proporzionalità; l'altra, più vicina alle esigenze dei democentristi, stila una lunga lista di infrazioni che condurrebbero all'espulsione: omicidio intenzionale, stupro, rapina e traffico di droga. Quest'ultima crea però problemi con il diritto delle genti (diritto internazionale cogente), e il governo ha deciso di rinviare il dossier per studiare una nuova variante compatibile col diritto internazionale. Il prossimo anno dovrebbe essere pronto il messaggio alle Camere. Durante la consultazione, il modello più severo è stato accolto favorevolmente dal PLR, che lo giudica più rispettoso della volontà popolare. L'UDC, invece, pur preferendolo all'altra variante, lo ritiene comunque insufficiente. Il PPD e il PEV, che fanno parte dello stesso gruppo parlamentare, sostengono la variante privilegiata dal governo. La sinistra (PS e Verdi) considerano quest'ultima come il male minore. ATS
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