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San Gallo
Uccise tre oppositori del regime di Lukashenko, bielorusso alla sbarra in Svizzera
©Chiara Zocchetti
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Keystone-ats
3 anni fa
L'imputato, membro di un'unità speciale, avrebbe partecipato all'assassinio di almeno tre oppositori del regime di Lukashenko nel 1999. Il processo costituisce una prima in Svizzera.

È iniziato oggi a San Gallo il processo nei confronti di un cittadino bielorusso per aver partecipato nel 1999 all'esecuzione di oppositori al regime del presidente Alexander Lukashenko. Il procedimento è possibile grazie a un particolare articolo del Codice penale.

L'assassinio di tre oppositori al regime di Lukashenko

Membro di un'unità speciale, l'imputato avrebbe partecipato all'assassinio di almeno tre oppositori del regime: i ministri Yuri Zakharenko e Viktor Gonchar e l'uomo d'affari Anatoly Krasovski. Secondo l'atto d'accusa, ha ammesso dei fatti nel 2019 quando ha depositato domanda d'asilo in Svizzera. È stato ammesso provvisoriamente e vive attualmente nel canton San Gallo.

La Procura chiede tre anni di carcere

Il Ministero pubblico chiede tre anni di prigione, dei quali uno da scontare. Due cari delle vittime e TRIAL, ong basata a Ginevra, hanno sporto denuncia. L'atto d'accusa menziona anche un'eventuale condanna aggiuntiva di 9 mesi con la condizionale per sviamento della giustizia. Il processo è di competenza del Tribunale distrettuale di Rorschach (SG) ma si sta svolgendo nelle sale del Tribunale cantonale di San Gallo.

Addestrato ad arrestare criminali

Interrogato per tutta la mattinata, l'imputato ha raccontato alla corte di aver fatto parte negli anni '90 di un'unità speciale del Ministero degli Interni in seno all'esercito bielorusso. Ha poi riferito di essere stato addestrato ad arrestare "criminali". In seguito, il cittadino bielorusso ha descritto come sono stati eseguiti gli ordini di rapire e sparare alle persone. Durante l'interrogatorio, tuttavia, il giudice ha evidenziato contraddizioni con le dichiarazioni precedenti, che l'imputato ha giustificato con errori di traduzione.

Un soldato d'élite in pochi anni

Il presidente della corte si è mostrato sorpreso per il rapido percorso di carriera che aveva reso l'imputato un soldato d'élite in pochi anni durante la sua gioventù. Lo ha anche criticato per aver inventato alcune parti della sua storia e ha ipotizzato che il cittadino bielorusso abbia inventato il suo coinvolgimento negli omicidi irrisolti degli oppositori per ottenere asilo in Svizzera.

"Non solo super agente, ma anche criminale comune"

Dato che i resoconti mostrano che i rapimenti e gli omicidi sono stati commessi senza una preparazione preliminare effettiva, il giudice ha messo in dubbio la professionalità della cosiddetta unità d'élite coinvolta. L'uomo a processo è stato poi interrogato in relazione a una condanna e la conseguente pena detentiva di diversi anni in Bielorussia, circa vent'anni fa, per coercizione. "Lei non è stato solo un 'super agente', ma anche un criminale comune", gli ha rimproverato il giudice.

Una prima

Questo processo costituisce una prima per svariate ragioni. Mai un bielorusso è stato giudicato per sparizione forzata in applicazione del principio della competenza universale e mai tale reato è stato perseguito in Svizzera con questo approccio. La procura sangallese si basa su un articolo del codice penale, esistente dal 2017, che consente di accusare qualcuno di questo crimine se compiuto su mandato di uno Stato o di un'organizzazione politica, anche se l'atto è stato commesso all'estero.

"Lanciamo un segnale forte"

"Con questo primo processo a un presunto membro dello squadrone di Lukashenko lanciamo un segnale forte. La giustizia per i crimini internazionali può essere fatta e sarà fatta, indipendentemente dai confini dello Stato o dal tempo trascorso da quando essi sono stati commessi", ha dichiarato l'avvocato del centro per i diritti umani Viasna, citato in un comunicato stampa. "Questo caso segna un passo decisivo nella lotta contro l'impunità per i crimini commessi in Bielorussia", ha dichiarato Severin Walz, un legale che rappresenta le famiglie delle vittime, menzionato nella nota. "Questo processo sarà storico. Aprirà la strada affinché la giurisdizione universale diventi una realtà concreta", ha dichiarato Vony Rambolamanana, consulente legale di TRIAL. "Il perseguimento di tali crimini in Svizzera servirà da esempio in tutto il mondo".