
La donna accusata di aver avvelenato e ucciso sua madre a Nendaz (VS) nel 2017, prima di liberarsi del corpo gettandolo in un bidone dell'immondizia, è stata ritenuta colpevole oggi in primo grado di assassinio e tentato assassinio. L'imputata, una vodese sulla cinquantina, è stata condannata a sei anni di prigione, pena in parte già scontata in detenzione preventiva. Il Tribunale del secondo circondario, che opera per il distretto di Conthey, ha anche ordinato per la donna, che si trova dietro le sbarre dal 23 ottobre 2017, una misura terapeutica, viene indicato un comunicato odierno. La corte precisa che non fornirà ulteriori informazioni su questo caso.
L'accusa: "In circostanze normali, si chiederebbero 20 anni"
"In circostanze normali, vista l'estrema gravità del reato bisognerebbe chiedere 20 anni", aveva detto lunedì durante il processo il procuratore Ludovic Schmied, secondo cui la colpevolezza dell'imputata non era in dubbio date le numerose prove scientifiche raccolte. Tuttavia, si era limitato a domandare una pena di sei anni e mezzo e il trattamento in un istituto, in quanto la donna soffre di un serio disturbo mentale e pertanto la sua responsabilità penale è notevolmente ridotta.
La difesa ha chiesto l'assoluzione
Da parte sua, la difesa aveva chiesto l'assoluzione, ritenendo che "nessuno degli elementi tecnici consente di attribuire l'avvelenamento e la morte della madre alla figlia". La diretta interessata ha ribadito più volte in tribunale la propria innocenza.
Cosa è successo
All'epoca dei fatti, le due protagoniste della vicenda, entrambe residenti nel canton Vaud, si trovavano in vacanza nella località turistica di Haute-Nendaz (VS), frazione del comune di Nendaz. Alloggiavano in un monolocale affittato per il periodo fra agosto e ottobre e pagato dalla figlia. Tuttavia, la vacanza aveva assunto i contorni del film dell'orrore. L'imputata ha fatto ingerire alla madre 81enne del veleno per topi e poi l'ha aggredita mortalmente con una serie di padellate sulla testa. In seguito, si è sbarazzata del cadavere nascondendolo in un sacco della spazzatura. Il corpo, supino e con le gambe incastrate sotto il coperchio di un grande bidone dell'immondizia seminterrato, era stato rinvenuto il 22 ottobre nel centro di raccolta dei rifiuti dal proprietario dell'appartamento. Le indagini hanno rapidamente permesso di individuare nella figlia la principale sospettata: l'arresto è avvenuto nel domicilio dell'anziana nel canton Vaud, dove la donna ha detto che stava aspettando il ritorno della madre.

