
Una 43enne cittadina kosovara che nel 2004 uccise il marito con 7 colpi d’arma da fuoco non potrà più beneficiare di un permesso di domicilio e dovrà lasciare la Svizzera. In una sentenza pubblicata ieri il Tribunale federale (TF) ha infatti respinto il ricorso presentato contro la decisione del Tribunale amministrativo del Canton Zurigo.
La donna era arrivata in Svizzera nel 1991 nell'ambito di un ricongiungimento famigliare e le era stato rilasciato un permesso di domicilio per poter vivere con il marito, da cui aveva però divorziato nel 2001. Tre anni dopo si era recata in Kosovo e lì aveva sparato all’ex coniuge. Nel 2005 il Tribunale supremo kosovaro l’aveva condannata a una pena detentiva di 10 anni di carcere.
Rilasciata nel 2012, a fine marzo era tornata in Svizzera, depositando una domanda d’asilo, che era però stata respinta. La donna si era quindi rivolta all’Ufficio delle migrazione richiedendo un permesso di dimora o di domicilio, ma anche questa richiesta era stata rigettata. La vicenda era approdata suo banchi del Tribunale amministrativo e, in ultima istanza, su quelli del TF. I supremi giudici federali avevano respinto il suo ricorso l’8 settembre 2017 ma nel frattempo la donna si era rispostata con un cittadino svizzero e si era nuovamente rivolta alle autorità zurighesi per ottenere un permesso di soggiorno.
Come detto, il Tribunale amministrativo le aveva nuovamente dato torto e lo stesso hanno fatto i giudici di Mon Repos lo scorso 21 agosto. La Corte ha richiamato la sentenza pronunciata l’8 settembre 2017 e ribadito che, a causa della grave condanna a suo carico, l’interesse pubblico nell’allontanarla dalla svizzera prevalesse sul suo interesse privato nel rimanervi, indipendentemente dal matrimonio contratto con un cittadino elvetico.
(Sentenza 2C_810/2018 del 21 agosto 2019)
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