
Il Tribunale federale (TF) ha confermato la pena di 13 anni di reclusione per un uomo che nel 2014 aveva scosso con tale violenza da ucciderlo il figlio di due anni e mezzo della compagna. L’imputato, ora 42enne, è stato condannato per omicidio intenzionale e per ripetute lesioni semplici. La pena era stata inflitta in prima istanza dal Tribunale distrettuale di Baden (AG) nel settembre del 2017 e poi avallata da quello cantonale nel luglio del 2019. L’uomo era andato a vivere con la madre del piccolo nella primavera del 2014 e accudiva il bambino durante le assenze della donna, che lavorava in ambito sanitario. Il piccolo, che era considerato iperattivo, iniziò a presentare diverse ferite: ematomi, bruciature e una commozione cerebrale. L’autopsia ha poi rilevato numerose lesioni precedenti al giorno della morte, fra cui un’emorragia cerebrale e la frattura di tre costole; indizi che il bambino aveva subito maltrattamenti per diversi mesi.
La madre, di nazionalità tedesca, è stata a sua volta giudicata in primo grado responsabile di ripetute lesioni colpose commesse per omissione e condannata a 8 mesi di detenzione con la condizionale. Contrariamente all’uomo, non ha presentato ricorso. Con la sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale ha respinto tutte i ricorsi dell’imputato, che sostanzialmente chiedeva di essere giudicato per omicidio colposo e non intenzionale, e considerava la pena eccessiva. I giudici della corte suprema con sede a Losanna hanno ha ribadito che si è trattato di un processo indiziario, il cui quadro complessivo ha portato alla convinzione che l’uomo doveva supporre che i brutali maltrattamenti potessero portare alla morte del bambino.
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