
Dure sanzioni contro i responsabili di UBS, chiara strategia di crisi nei confronti degli Usa e dell'UE, una moderna campagna di pubbliche relazioni e, infine, un incontro fra Barack Obama e Hans-Rudolf Merz per discutere di cooperazione bilaterale: è la ricetta avanzata dall'ex ambasciatore Thomas Borer per uscire dalla crisi generata dalle frodi di UBS che stanno facendo traballare il segreto bancario elvetico.L'ex diplomatico, figura molto nota per aver guidato la task force "Svizzera - Secondo guerra mondiale" durante la crisi dei fondi ebraici, si è detto "sgomento" di vedere come le autorità si siano lasciate trovare impreparate. "Da diversi mesi si sapeva che stava arrivando la tempesta", ha fatto notare Borer parlando a Berlino con diversi media. La situazione attuale è inoltre frutto di un processo che ha radici ancora più profonde. "Da una decina d'anni io e altri abbiamo segnalato, pubblicamente e in rapporti confidenziali all'indirizzo del Consiglio federale, del Dipartimento degli esteri e del mondo bancario, i pericoli cui si andava incontro".Per Borer si è perso tanto tempo, ma ora bisogna agire. Occorre elaborare una nuova strategia, fare all'UE nuove proposte sulla fiscalità, costruire una rete di persone che possano influenzare positivamente le opinioni pubbliche all'estero. "Quello che stiamo facendo adesso non corrisponde a una concezione moderna delle relazioni pubbliche", si rammarica l'esperto.Secondo Borer non serve a niente inveire sui giornali svizzeri contro i ministri delle finanze stranieri o contro il fisco estero: bisogna apparire più spesso nei media internazionali importanti, come la "Frankfurter Allgemeinen Zeitung" o la "CNN" e spiegare efficacemente la propria posizione, cosa che negli anni scorsi si è trascurato di fare."Si sarebbe potuto dire che abbiamo preso misure esemplari nei confronti della criminalità e del terrorismo; avremmo potuto spiegare che l'idea di proteggere la sfera privata delle persone è qualcosa inerente anche al modo di sentire degli americani; avremmo potuto sottolineare che non proteggiamo le frodi fiscali, perché in questi casi forniamo rapidamente assistenza amministrativa", afferma Borer. Ora servirebbero sanzioni contro i responsabili di UBS e scuse pubbliche, negli Usa, da parte dell'istituto: questo genere di mea culpa viene apprezzato dagli americani, sostiene l'ex ambasciatore.ATS
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