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UBS: "L'acquisizione di CS comporta dei rischi, ma anche grandi opportunità"
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Si tiene oggi l'assemblea generale di UBS. Il tema principale della giornata sarà l'acquisizione di Credit Suisse. Sergio Ermotti entrerà in carica come nuovo Ceo di UBS. Aveva già guidato la maggiore banca svizzera dal 2011 al 2020.

Sergio Ermotti assumerà oggi la carica di CEO di UBS, succedendo all’olandese Ralph Hamers. Il ritorno del manager ticinese alla testa della banca era stato annunciato in conferenza stampa esattamente una settimana fa. Ermotti assumerà ufficialmente la nuova carica al termine dell'assemblea generale odierna. Ricordiamo che il manager ticinese ha già guidato la banca al 2011 al 2020, dove ha trasformato UBS da una banca universale vecchio stile in uno dei maggiori gestori patrimoniali del mondo. Ieri si è invece tenuta l'ultima assemblea generale di Credit Suisse.

I temi sul tavolo dell'assemblea generale

Gli azionisti sono accorsi alla St.-Jakob-Halle - un complesso multifunzionale - di Basilea per un incontro che si annuncia caldo, alla luce di vari temi in discussione, primi fra tutti l'acquisizione di Credit Suisse, i compensi dei top manager e le implicazioni della banca nel riscaldamento globale. La riunione è cominciata alle 10.00. Come noto i soci nulla potranno decidere riguardo alla fusione con Credit Suisse: l'operazione di salvataggio (operazione commerciale, nelle parole della consigliera federale Karin Keller-Sutter) è stata orchestrata sopra le loro teste dal governo elvetico, che ha fatto ricorso al diritto di urgenza mettendo fuori gioco le normative appositamente create per occasioni di questo tipo. Sulla questione non mancheranno però gli interventi.

Acquisizione di Credit Suisse, "ci sono rischi, ma anche grandi opportunità"

Un'operazione che comporta effettivamente rischi considerevoli, ma anche grandi opportunità: è stata descritta così la prevista acquisizione di Credit Suisse (CS) dal presidente del consiglio di amministrazione di UBS Colm Kelleher, nel suo discorso di apertura agli azionisti riuniti in assemblea. "Questa transazione è la prima fusione di due banche di importanza sistemica globale: la sua esecuzione è tutt'altro che semplice e comporta enormi rischi", ha ammesso il 65enne. Allo stesso tempo, però, si tratta di "un nuovo inizio per una banca combinata e per l'intera piazza finanziaria svizzera, che offre anche grandi opportunità". La strategia di UBS è chiara e non viene influenzata dall'acquisizione, ha proseguito il manager di doppia nazionalità britannica e irlandese. Anche se l'integrazione di CS è ora un obiettivo chiave per la dirigenza, ciò non significa che altre iniziative di crescita saranno messe da parte, ha assicurato. I riacquisti di azioni proprie sono stati temporaneamente sospesi, ma si cercherà di riprenderli "il più rapidamente possibile". Pertanto, la proposta di un nuovo programma di acquisto di azioni proprie nel 2023 è stata lasciata all'ordine del giorno. "Il 2022 è stato un anno eccezionalmente difficile, segnato da tragedie e incertezze", ha dichiarato Kelleher. La guerra in Ucraina ha causato grandi sofferenze e non se ne vede la fine. A ciò si sono aggiunte molte altre sfide, come un drastico aumento dell'inflazione, un'elevata volatilità dei mercati e una crescita generale delle tensioni geopolitiche.

Piena fiducia in Ermotti

"Sono fiducioso che il nuovo Ceo Sergio Ermotti, con il suo curriculum e la sua esperienza, condurrà la banca in modo sicuro attraverso questa prossima fase", ha affermato il presidente della direzione uscente di UBS, Ralph Hamers Il salvataggio del CS da parte di UBS, orchestrato dal Consiglio federale il 19 marzo, è stato "un botto" (Paukenschlag), ha dichiarato il 57enne. Alla luce delle nuove priorità dovute all'acquisizione di CS il consiglio di amministrazione (Cda) ha cercato un diverso profilo di leadership al vertice. "Come sapete, ho presentato le mie dimissioni nell'interesse dell'azienda e dei suoi azionisti, nell'interesse della Svizzera e del suo settore finanziario", ha aggiunto. Ermotti - che non appare presente alla riunione - assumerà la carica di Ceo subito dopo l'assemblea generale. Il Cda lo aveva nominato a sorpresa pochi giorni or sono, il 29 marzo. Era già stato numero uno di UBS per nove anni, dal settembre 2011 all'ottobre 2020 e gli era subentrato proprio Hamers. Secondo il manager olandese - che rimarrà comunque a disposizione di UBS - l'acquisizione di Credit Suisse porta con sé grandi opportunità: verrà creata una banca con attivi in gestione per un totale di 5000 miliardi di dollari. La posizione di UBS come principale gestore patrimoniale ne uscirà quindi rafforzata. Lo stesso vale per la gestione patrimoniale per gli investitori istituzionali (Asset Management), che gestirà un patrimonio combinato di 1500 miliardi. "L'acquisizione porta ancora più attivi, più clienti e quindi più responsabilità. "Sono sicuro che UBS gestirà questa responsabilità con attenzione".

Il bilancio di Hamers

Hamers ha anche tracciato un bilancio del suo mandato: "Se guardo al mio arrivo nel 2020 non ho visto alcun motivo per ricostruire tutto. Non c'era bisogno di ristrutturare, ma di trasformare". Pertanto è stato avviato un processo di sviluppo per rendere l'istituto più agile e semplice. "Perché una banca deve mantenersi in forma per sopravvivere negli affari internazionali. Ed essere flessibile, perché le sfide cambiano rapidamente", ha concluso.

Le scuse agli azionisti

I vertici di UBS cercano di giustificare il fatto che gli azionisti siano stati ignorati nella decisione di rilevare Credit Suisse (CS). "Abbiamo dovuto agire immediatamente per stabilizzare la situazione", ha affermato il presidente del consiglio d'amministrazione (Cda) Colm Kelleher. "Non c'è stato tempo per consultare gli azionisti", ha spiegato il 65enne. Il Consiglio federale ha fatto ricorso alla legislazione d'emergenza per consentire la fusione senza l'approvazione degli azionisti. "Pertanto, purtroppo, non è stato possibile ottenere il vostro consenso", si è rammaricato il dirigente. Kelleher ha affermato di capire che questo non è piaciuto a tutti i detentori di titoli UBS e CS. Allo stesso tempo, però, si è detto convinto "di aver preso la decisione giusta", perché l'acquisizione permetterà di conservare la piazza finanziaria quale importante pilastro della prosperità in Svizzera. "Rappresenta una soluzione stabile e sostenibile", ha chiosato il manager. E la transazione, sebbene non abbia avviata da UBS, dovrebbe essere finanziariamente interessante per gli azionisti della maggiore banca elvetica. L'acquisizione dovrebbe essere completata entro pochi mesi. Per la fusione, invece, si prevedono altri tre o quattro anni; questo, tuttavia, senza la completa liquidazione delle parti della banca d'investimento di Credit Suisse che devono essere vendute.

Nessuna novità sui tagli di personale

"La nuova UBS non sarà troppo grande per la Svizzera". Lo ha affermato il vicepresidente del consiglio di amministrazione (Cda) Lukas Gähwiler, che ha preso posizione su diversi aspetti elvetici. Poco o nulla si è però saputo sull'impatto della fusione riguardo all'impiego. È semplicemente troppo presto per fare ipotesi sui posti di lavoro, ha detto il dirigente. "Innanzitutto, entrambe le banche devono essere portate avanti e integrate nei prossimi anni. Si tratta di un compito erculeo che richiede un numero maggiore e non minore di persone nel breve termine. Sul medio periodo dovremo valutare diverse opzioni. E a lungo termine è chiaro che si creeranno delle sinergie".

"Concludere la transizioni il più in fretta possibile"

Anche se CS è stata stabilizzata l'incertezza fino al completamento della transazione è grande. L'obiettivo è quindi quello di concludere la transazione il più rapidamente possibile. "Nel migliore dei casi, ci vorranno alcune settimane, ma probabilmente qualche mese. Per questo, ora abbiamo bisogno di un po' di pace e tranquillità. Molti suggerimenti ben intenzionati su cos'altro si potrebbe fare tendono a portare a un'inutile incertezza", ha sostenuto Gähwiler. Le decisioni strategiche saranno adottate solo dopo il completamento della transazione. "Fondamentalmente tutte le opzioni sono sul tavolo: vogliamo esaminare attentamente tutto prima di decidere". Il marchio Credit Suisse rimarrà in Svizzera nel prossimo futuro. L'attività elvetica dell'istituto è solida e ha una forte base di clienti. "Vediamo un grande potenziale".