
Un'intervista esplosiva, pubblicata ieri sul quotidiano francese Le Parisien, sta rischiando di compromettere i già delicati rapporti tra le banche elvetiche e la giustizia francese.
A parlare è infatti un ex dipendente di UBS, che sostiene di aver lavorato per la banca, nel settore gestione patrimoniale, per oltre 14 anni. Con le sue dichiarazioni tenta di dimostrare l'esistenza di un sistema rodato messo a punto da UBS per incitare i francesi a frodare il fisco. E per portare i soldi in Svizzera, qualsiasi via era buona, anche le piste di sci, secondo l'ex dipendente.
"Se i soldi erano già nascosti altrove, in un paradiso fiscale, bastava girare i soldi sul conto svizzero. Ma se i soldi si trovavano ancora in Francia, la situazione si faceva più complicata" ha spiegato l'ex dipendente. "A volte il cliente prendeva il rischio di venire lui stesso in Svizzera e depositare i propri capitali. Ma più spesso erano i consulenti di UBS che facevano da passatori. Zaino in spalla, varcavano loro stessi il confine utilizzando le piste di sci."
Secondo l'ex dipendente questo sistema sarebbe stato sfruttato da numerose personalità francesi. Sportivi, stilisti, ma anche un ministro sarebbe rimasto coinvolto. Gli incontri tra questi clienti e gli impiegati di UBS avvenivano nella massima segretezza. I consulenti, secondo l'ex dipendente, giravano sempre con computer vuoti e su nessun documento figurava il logo della banca.
UBS, dal canto suo, ha smentito categoricamente tutte le affermazioni dell'ex dipendente. "Non sosteniamo attività che mirano ad aggirare gli obblighi fiscali dei clienti" ha spiegato al quotidiano francese Yves Kaufmann, portavoce di UBS.
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