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Svizzera
UBS e Credit Suisse sempre più stabili
UBS e Credit Suisse sempre più stabili
UBS e Credit Suisse sempre più stabili
Redazione
7 anni fa
La BNS è soddisfatta dall'impegno dei due istituiti che hanno permesso loro di compiere grandi progressi

UBS e Credit Suisse si avvicinano sempre più alla soglia di capitale richiesto per le banche che rappresentano un rischio sistemico ("too big to fail 2"). I due istituti bancari zurighesi hanno leggermente aumentato la loro capitalizzazione nel corso del 2018, indica oggi la Banca nazionale svizzera (BNS) nel suo rapporto di stabilità finanziaria.

La resilienza delle prime due banche elvetiche è pressoché invariata rispetto allo scorso anno. Gli sforzi profusi dopo la crisi finanziaria dell'ultimo decennio hanno permesso ai due stabilimenti di compiere progressi significativi. In caso di crisi, UBS e Credit Suisse potrebbero mantenere, senza interruzioni, le attività più importanti, sottolinea la BNS.

A fine marzo le esigenze di capitale su base consolidata sono quasi state raggiunte. Le due grandi banche soddisfano inoltre i criteri di Basilea III, sia per quanto riguarda la quota di capitale ponderata per il rischio (CET1) che la quota d'indebitamento non ponderata (leverage ratio). Nel confronto internazionale il CET1 è inoltre più elevato della media delle banche sistemiche a livello globale. La leverage ratio resta invece ancora lievemente al di sotto di tale media.

La capacità di UBS e Credit Suisse di assorbire perdite è ulteriormente migliorata, prosegue la BNS. Alla fine del primo trimestre le esigenze su base consolidata sono già state raggiunte. Inoltre il Consiglio federale ha avviato una procedura di consultazione per la regolamentazione a livello di singoli gruppi aziendali. La Banca nazionale sostiene le proposte.

L'analisi del potenziale di perdite sulla base di svariati scenari e delle esperienze raccolte durante l'ultima crisi finanziaria hanno dimostrato che l'attuazione della nuova regolamentazione "too big to fail 2" è necessaria. Si tratta anche di eliminare l'obbligo dello Stato, che di fatto esiste attualmente, di salvare le grandi banche.

La situazione in Svizzera in quanto piccolo paese con una grande piazza finanziaria è particolare. Già solo la dimensione dei due grandi istituti rispetto all'economia svizzera è immensa: anche dopo il forte ridimensionamento dalla crisi finanziaria il bilancio di ciascuno di loro è ancora pari a circa il 130% del prodotto interno lordo elvetico, ricorda l'istituto.

Anche per quanto concerne la liquidazione in caso di crisi sono stati compiuti importanti progressi dalla crisi finanziaria, afferma la BNS. Tra le altre cose si tratta di garantire che gli istituti dispongano di sufficiente liquidità durante la fase di preparazione e quella che immediatamente segue un "bail-in" (salvataggio dall'interno). Inoltre sono state create filiali svizzere e società di servizio per migliorare l'operatività in caso di crisi.

Ma ciò non basta: stando all'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) servono ulteriori sforzi per dimostrare che funzioni importanti all'interno del sistema possano essere mantenute senza interruzione anche in caso di crisi. Nel suo rapporto la BNS cita in particolare la necessaria riduzione delle dipendenze finanziarie all'interno dei gruppi e l'eliminazione delle carenze di liquidità.

I due istituti devono ora completare i loro piani d'emergenza. La FINMA li esaminerà nuovamente nella seconda metà dell'anno.

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