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UBS americana? «Già oggi ci manca il Credit Suisse»
©MICHAEL BUHOLZER
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Redazione
un'ora fa
Otto banche estere corteggerebbero la UBS – Economiesuisse teme per i crediti alle PMI, Brunetti: «I clienti non se ne accorgerebbero»

E se UBS finisse in mani americane? Dopo il braccio di ferro con Berna, le voci di una possibile fusione si fanno sempre più insistenti. Ma che cosa cambierebbe davvero per la Svizzera, per le aziende e per chi ha un conto in banca? Il Blick lo ha chiesto a due economisti, che vedono la situazione in modo molto diverso.

Tutto nasce dalla decisione presa questa settimana dal Consiglio degli Stati: UBS dovrà coprire al 90% con capitale proprio di qualità le sue filiali estere. Una linea dura che all'istituto non piace per niente. Secondo una fonte del Blick, almeno otto grandi banche internazionali si sarebbero dette aperte a un dialogo con i vertici della banca elvetica. Il nome che ricorre più spesso è quello di Morgan Stanley.

Preoccupato Rudolf Minsch, capo economista di economiesuisse. UBS non abbandonerà di certo la clientela aziendale in Svizzera, assicura. Ma senza una grande banca elvetica forte per le PMI diventerebbe più difficile ottenere crediti, soprattutto quelli importanti. «Già oggi sentiamo la mancanza di Credit Suisse», avverte.

Molto più tranquillo Aymo Brunetti, professore all'Università di Berna: per lui i clienti, privati o aziende, non si accorgerebbero quasi di nulla. «In Svizzera UBS guadagna bene», spiega. A perderci sarebbe al massimo il fisco. Anzi, Brunetti ritiene improbabili sia una fusione sia un trasloco della sede: la «Swissness» resta un biglietto da visita fondamentale, soprattutto per i ricchi clienti asiatici. E la sua stoccata è netta: «Se UBS se ne va per questa regola moderata, allora era già mezza fuori».

Per ora non c'è nulla di deciso: la parola passa al Consiglio nazionale. E alimentare le voci, secondo Brunetti, fa comodo proprio alla banca.