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Svizzera
Tutti i cinque imputati del processo sulla frana del Pizzo Cengalo sono stati assolti
GIAN EHRENZELLER
GIAN EHRENZELLER
Ats
13 ore fa
Il Tribunale regionale di Maloja non ha riscontrato prove che dimostrassero che, nelle settimane precedenti la grande frana, vi fossero effettivamente chiari segnali di un evento di grave entità prevedibile

Tutti assolti i cinque imputati nel processo relativo alla frana del Pizzo Cengalo, che nel 2017 invase la Val Bondasca (GR), provocando la morte di otto escursionisti: nessuno di loro è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo plurimo dal Tribunale regionale di Maloja. L'assoluzione della consigliera nazionale PLR Anna Giacometti, allora sindaca del Comune di Bregaglia, è stata pronunciata senza esitazione.

La corte non ha riscontrato prove che dimostrassero che, nelle settimane precedenti la grande frana, vi fossero effettivamente chiari segnali di un evento di grave entità prevedibile. È giunto quindi alla conclusione che gli imputati non abbiano omesso per negligenza l'adozione di misure, in particolare la chiusura dei sentieri escursionistici nella zona a rischio.

Nel disastro del 23 agosto 2017 persero la vita otto escursionisti - quattro tedeschi, due austriaci e due svizzeri. Nel processo sono stati chiamati a rispondere delle loro presunte negligenze due esperti dell'Ufficio foreste e pericoli naturali del Canton Grigioni, un geologo esterno e due rappresentanti del Comune di Bregaglia, tra cui l'attuale consigliera nazionale Giacometti, allora sindaca e responsabile dello stato maggiore di crisi.

Il Tribunale ha motivato l'assoluzione di Giacometti, sostenendo che non è una geologa e che si è dovuta basare sul parere degli esperti. "Giacometti non disponeva delle competenze tecniche necessarie per valutare la situazione di pericolo", ha affermato la giudice motivando la sentenza, in cui viene anche criticato l'atto d'accusa. Alla consigliera nazionale PLR era stata contestata in modo generico una violazione degli obblighi, senza che questa fosse stata specificata concretamente. Lo stesso vale per il collaboratore del Comune: in entrambi i casi il tribunale ha quindi pronunciato un chiaro proscioglimento.

Dopo la lettura della sentenza Giacometti ha reagito con sollievo, dicendosi molto contenta del fatto che lei e il suo collaboratore di allora siano stati assolti. "All'epoca mi sono comportata correttamente", ha dichiarato la consigliera nazionale ai media. Questo è stato ora confermato anche dal tribunale. Giacometti ha definito il procedimento, durato nove anni, "a tratti molto stressante": è felice che questo capitolo sia ormai chiuso. "Non dimenticherò mai, però, che nella frana sono morte otto persone", ha sottolineato.

Il procedimento ha tuttavia evidenziato anche che vi sono divergenze sulla definizione delle competenze di Comuni e Cantone. "I Comuni non sono semplicemente in grado di prevedere le catastrofi naturali e di valutare i pericoli", ha affermato convinta. Il Cantone, invece, dispone di specialisti e delle risorse necessarie. Gli esperti "devono sostenere i Comuni".

Meno evidente è stata l'assoluzione dei due responsabili del Cantone: la corte ha stabilito che essi erano competenti per fornire valutazioni della situazione di pericolo e formulare raccomandazioni adeguate. Tuttavia, non è stato dimostrato che l'analisi dei rischi effettuata all'epoca fosse errata. I due avevano analizzato la situazione e l'avevano valutata sul posto. In ogni valutazione del pericolo, tuttavia, sussiste un rischio residuo. Pertanto, in base al principio "in dubio pro reo", sono stati assolti.

Il tribunale si è detto tuttavia sorpreso dal fatto che per il Pizzo Cengalo, dove si verificano regolarmente frane, non esistesse un piano di emergenza vincolante. "Il potenziale di pericolo sulla montagna era noto, il che solleva interrogativi riguardo all'organizzazione delle emergenze", ha sottolineato.

Il responsabile dell'Ufficio foreste e pericoli naturali, Urban Maissen, ha detto a Keystone-ATS di essere sollevato per l'assoluzione. "Nonostante ciò, la nostra solidarietà va ai familiari delle vittime". Riguardo alle critiche formulate nella sentenza, si è limitato ad affermare: "Esamineremo la motivazione del tribunale, pertanto al momento non rilasciamo alcuna dichiarazione al riguardo".

La corte ha assolto anche il geologo esterno, che il 10 agosto aveva raccomandato al Cantone di chiudere la Val Bondasca. Il fatto che non abbia ribadito tale raccomandazione in occasione di una seduta del 14 agosto non può essergli contestato, poiché l'Ufficio foreste e pericoli naturali aveva effettuato una valutazione dei rischi sul posto e lui si era basato su quella.

In una dichiarazione scritta rilasciata a Keystone-ATS, l'avvocato delle vittime indica che "in questo procedimento fin dall'inizio per i miei assistiti punire singole persone non è mai stata la priorità, né si è mai trattato di interessi finanziari".

Piuttosto, il loro obiettivo è sempre stato quello di fare piena luce su come si sia potuta verificare questa tragedia. "Questa ricostruzione è stata effettuata". Ora è fondamentale trarne insegnamento.

Il pubblico ministero, che aveva chiesto pene pecuniarie con la condizionale per tutti e cinque gli imputati, si è detto "non sorpreso". Durante il dibattimento aveva sottolineato che vi erano validi motivi per chiudere la valle. Aveva tuttavia anche evidenziato che vi erano elementi a discarico degli imputati. Non è ancora chiaro se presenterà ricorso contro la sentenza.

Il processo avrebbe dovuto svolgersi nell'autunno del 2024, ovvero due anni fa. Ma le prove acquisite dalla Procura pubblica grigionese erano incomplete per il Tribunale regionale di Maloja.

Il 23 agosto 2017 alle 9.30 di mattina oltre tre milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal Pizzo Cengalo. La frana diede origine a una colata detritica che raggiunse il villaggio di Bondo. Gli abitanti - circa 200 persone - furono sfollati.