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Svizzera
Turiste uccise: "Era in Svizzera al momento dell'omicidio"
Turiste uccise: "Era in Svizzera al momento dell'omicidio"
Turiste uccise: "Era in Svizzera al momento dell'omicidio"
Redazione
8 anni fa
La madre dello svizzero arrestato in Marocco sostiene la sua innocenza. Percepiva una rendita AI

Kevin Z., l'uomo con doppio passaporto svizzero e spagnolo arrestato il 29 dicembre in Marocco per presunti legami con l'assassinio di due turiste scandinave, si trovava in Svizzera al momento dell'omicidio (17 dicembre). A sostenerlo è la madre del 25enne in un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Mundo e ripresa da diversi media d'Oltralpe. 

"Tutto quello che è stato raccontato su di lui è una bugia" sostiene la donna. "Il 15 dicembre Kevin, sua moglie e mio nipote sono venuti in Svizzera e sono rimasti fino al 19 dicembre per rinnovare alcuni documenti per poter continuare a viaggiare in Europa" (ndr. dal 2015 l'uomo risiede in Marocco). 

Come emerso negli scorsi giorni, tra il 2007 e il 2013 Kevin ha avuto diversi problemi con la polizia elvetica per furti, scassi, violenza coniugale e infrazioni alla legge sugli stupefacenti. Avrebbe pure percepito una rendita AI che la Svizzera gli aveva accordato sin dal raggiungimento della maggiore età per problemi psichiatrici. 

In un carcere minorile sarebbe poi venuto in contatto con il Corano. "Raccontava che, grazie a questo libro, aveva capito i suoi errori" prosegue la madre, che racconta della difficile adolescenza del figlio, il quale, a 15 anni, ha perso il padre, cittadino svizzero di origine colombiana. "Si è convertito all'Islam e pregava ogni giorno, chiedendo perdono per gli atti che aveva commesso". 

In un'intervista rilasciata negli scorsi giorni alla Tribune de Geneve e 24Heures, il direttore dell'Ufficio centrale d'investigazione giudiziaria marocchina (BCIJ) Abelhak Khiame aveva precisato che lo svizzero "non è direttamente implicato nell’assassinio delle due scandinave, ma conosce gli autori" e che "ha partecipato a diversi incontri segreti con i membri" della cellula ora smantellata. Stando al racconto di Khiame il 25enne era in contatto con un esponente dell'Isis in Siria. Quest'ultimo gli aveva inviato video di decapitazioni e avevano "visionato insieme film di propaganda dell'Isis".

Il 25enne è accusato di "terrorismo", "costituzione di banda armata, al fine di commettere atti terroristici", "plagio e adescamento di individui al fine di costituire banda armata" e "a fini terroristici".

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