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Svizzera
Turismo, una stagione estiva da dimenticare
Foto CdT
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Keystone-ats
6 anni fa
Tra maggio e ottobre c’è stato un crollo del 41% dei pernottamenti a livello nazionale. Solo i Grigioni hanno segnato un aumento, mentre il Ticino ha registrato il calo più contenuto

Nonostante l’aumento della clientela svizzera, la stagione estiva 2020 è stata da dimenticare per il turismo: nel periodo da inizio maggio a fine ottobre i pernottamenti si sono attestati a 13,4 milioni, con un crollo del 41% rispetto agli stessi mesi del 2019. Stando alle cifre diffuse oggi dall’Ufficio federale di statistica a pesare è stata l’assenza di stranieri, che hanno totalizzato solo 3,2 milioni di notti, con un arretramento del 75% (pari a -9,6 milioni). Il numero di svizzeri è per contro salito del 3,9% a 10,2 milioni (+0,4 milioni).

Tra le tredici regioni turistiche, i Grigioni (+0,9%) sono gli unici a segnare un aumento, seppur lieve, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Ticino presenta da parte sua il calo più contenuto (-6,7%), mentre tutte le altre zone mostrano diminuzioni a due cifre, che raggiungono valori notevoli negli agglomerati come Ginevra (-78%), Zurigo (-73%) e Basilea (-63%).

Ottobre negativo, ma non in Ticino e Grigioni
L’UST ha pubblicato anche dati per quanto riguarda il solo mese di ottobre, che a livello nazionale si mostra pure fortemente negativo: le notti censite sono state 3,1 milioni, il 33% in meno del decimo anno del 2019. La crescita degli ospiti indigeni, pari al 15%, non ha potuto far dimenticare l’assenza in massa della clientela straniera (-77%). La dipendenza da queste due tipologie di turisti spiega anche le marcate discrepanze regionali: in ottobre hanno così brillato Ticino (+18%) e Grigioni (+17%), mentre hanno sofferto in particolare Ginevra (-75%) e Zurigo (-67%).

Un anno partito bene, ma la pandemia ha frenato la crescita
Spostando l’attenzione sull’intero 2020, si può già sin d’ora dire che l’annata turistica elvetica sarà dimenticare. Eppure l’anno era partito bene, con il +6% di pernottamenti in gennaio, confermato in febbraio. Lo scoppio della pandemia ha poi provocato il -62% in marzo, il -92% in aprile, il -79% in maggio e il -62% in giugno. Luglio (-26%), agosto (-28%) e settembre (pure -28%) hanno mostrato un certo recupero, ma ben lungi dal poter sperare di tornare alla situazione ante-Covid. Notizia ancora più sconfortante per gli albergatori: con ottobre (-33%) il ritmo di flessione è tornato sensibilmente ad aumentare.

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