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Svizzera
Turismo: il 2020 sarà un anno da dimenticare
Turismo: il 2020 sarà un anno da dimenticare
Turismo: il 2020 sarà un anno da dimenticare
Redazione
6 anni fa
La pandemia costerà al settore tra il 30 e il 50% del fatturato. "Ritorno alla normalità verso giugno, ma le perdite non andranno recuperate"

La pandemia di coronavirus ha imposto un brusco stop a un anno turistico incominciato sotto i migliori auspici. La chiusura obbligatoria della attività in marzo e aprile ha però già lasciato il segno: il 2020 sarà un anno da dimenticare.

Ci vorrà molto tempo fino ad una ripresa della domanda, hanno affermato all'unisono i responsabili di varie organizzazioni turistiche oggi durante una teleconferenza. In Engadina, la stagione invernale stava per superare addirittura il 2019, un anno già molto buono, ha dichiarato Jan Steiner dell'agenzia di promozione del turismo engadinese. A metà marzo, il lock down ha causato una flessione del 60% dei pernottamenti e una diminuzione dell'11% per tutta la stagione invernale 2019/2020. In aprile, la contrazione ha raggiunto addirittura il 90%, ha puntualizzato Steiner all'agenzia AWP. Nel complesso si tratta di un "disastro". Per il 2020 si prevede un calo dal 20 al 25%.

Vede nero anche il responsabile delle risalite al Rigi, Frédéric Füssenich: "Siamo nel bel mezzo di una tempesta. Anche in piena crisi sono stati garantiti i collegamenti con un servizio minimo per gli abitanti. Per il periodo da metà marzo a inizio giugno è prevista una perdita di 350 mila franchi. Molto importanti per la regione del Rigi sono i visitatori dall'estero. L'anno scorso il 40% dei 935'000 passeggeri erano stranieri. "Quest'anno non ci aspettiamo che ne vengano molti", ha detto Füssenich. Il previsto fatturato di 30 milioni di franchi rimarrà insomma un miraggio.

La riapertura è prevista per l'8 giugno e l'estate dovrà essere veramente eccezionale per attirare i turisti svizzeri. Da qui al 2021 gli investimenti saranno sospesi e i costi ridotti. Andres Lietha, responsabile del turismo della regione di Engelberg-Titlis, non la vede diversamente da Füssenich. La regione conta complessivamente 800'000 pernottamenti in media all'anno, ma solo per i mesi di marzo e aprile si registra un ammanco di 40 mila pernottamenti, pari a minori introiti per 7 milioni. E per il mese di maggio le prospettive non sono rosee. "Da noi l'alta stagione va da aprile a giugno", periodo durante il quale è ancora possibile sciare sul ghiacciaio.

A complicare il quadro sarà l'assenza di turisti stranieri. "Da luglio a novembre, 40'000 pernottamenti sono generati da visitatori esteri". Gli hotel che hanno puntato sugli ospiti asiatici dovranno reinventarsi. Le prenotazioni nei campeggi e nelle case vacanza registrano invece un buon livello. Stessa situazione per il settore paralberghiero, la cui crescita ha subito una brusca frenata a causa del virus, come indicato a AWP da Janine Bunte, CEO di Swiss Youth Hostels e Presidente di Parahotellerie Suisse. Oltre agli ostelli della gioventù, l'organizzazione mantello rappresenta gli interessi di TCS Camping, Reka, Interhome e BnB Svizzera. Bunte calcola che la pandemia costerà al settore tra il 30 e il 50% del fatturato. Un ritorno alla normalità è previsto per il mese di giugno, ma in nessun caso le perdite potranno essere recuperate.

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