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Trump minaccia dazi sui generici, Poli: «Negativo per costi e PMI»
©Julia Demaree Nikhinson
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Archiviato il Mondiale, Trump torna a parlare di dazi. 60 paesi nel mirino. Per il settore farmaceutico spauracchio di tariffe al 100% tra due anni e 200% tra tre. «Potrebbe essere negativo per le piccole-medio aziende e i costi della salute s'impennerebbero», afferma il presidente di Farma Industria Ticino Piero Poli.

Archiviato il Mondiale di calcio, l’attenzione del presidente americano Donald Trump vira sul mercato estero. Ecco che torna in auge il tema dei dazi. L’inquilino della Casa Bianca è pronto ad imporre nuove tariffe a decine di paesi, tra cui la Svizzera. Nel mirino il settore farmaceutico su cui Trump, ha dichiarato questa mattina in un post su Truth, intende imporre tariffe 0 dal primo d’agosto di quest’anno, tra due anni salire al 100% e dal 2029 porre l’asticella al 200%. Nulla di certo, è vero, ma la notizia non lascia indifferente Piero Poli, presidente di Farma Industria Ticino: «Sicuramente un po' di preoccupazione c'è, perché l'amministrazione americana in questo momento è abbastanza imprevedibile. Di fatto non c'è nulla di effettivo se non un post su un social network. Sicuramente è però un qualcosa da tenere d'occhio e stare attenti a quello che potrebbe succedere».

Quali rischi?

Facendo un passo indietro: dopo la decisione della Corte Suprema di febbraio, Washington aveva congelato il regime tariffario al 10%. Una decisione che scadrà venerdì. Ma la Casa Bianca, segnala il Financial Times, ha già drizzato le orecchie ed è pronta ad aggirare l’imposizione con un’indagine sul lavoro forzato svolto in 60 paesi. Nessuna misura concreta, ad oggi, dicevamo. I rischi però sono dietro l’angolo. «Questo ha sicuramente un impatto negativo per le piccole-medio aziende, ovvero quelle che non hanno la capacità finanziaria di poter costruire un nuovo impianto su territorio americano», spiega Poli. «Un impatto potrebbe averlo anche il consumatore finale che vedrebbe un innalzamento del costo della sanità».

Cosa può fare la Svizzera?

Il settore farmaceutico è il vagone economico svizzero e gli Stati Uniti sono uno dei partner commerciali più importanti. Quanto il nostro paese abbia il coltello dalla parte del manico è presto per dirlo, ma una decisione unilaterale, sicuramente non fa bene ad entrambi. «Sicuramente si può cercare di fare un po' la voce grossa -ricorda Poli- però stiamo parlando di due paesi con una differenza sostanziale per quanto riguarda la dimensione e il valore economico. Certo è che la Svizzera ha una capacità produttiva farmaceutica importante e da cui dipendono tanti paesi, inclusi gli Stati Uniti», conclude Piero Poli.