
Ben 48 persone si sono rivolte all'ombudsmann dopo che, in agosto, la SRF ha tramesso per la seconda volta il film scandalo "Zone umide", che vede quale protagonista l'attrice ticinese Carla Juri.
La pellicola presentata al Festival del Film di Locarno nel 2013 era già stata mandata in onda una prima volta, senza suscitare particolari reazioni. Ma questa volta invece numerosi telespettatori si sono fatti avanti per denunciare un film giudicato "moralmente ed eticamente inaccettabile" e che "potrebbe causare danni alla popolazione".
Il film è stato trasmesso alle 22.55, ma secondo i denuncianti non avrebbe dovuto passare prima della mezzanotte. Inoltre alcuni di essi ritengono che sia uno scandalo che vengano usati i soldi dei contribuenti per diffondere immagini del genere.
L'ombudsmann ha risposto loro dichiarando di avere "grande comprensione" per le denunce, ma ha sottolineato di "non poter vietare alla SRF di trasmettere film del genere": può solo mandare dei "segnali di allarme".
Il mediatore riconosce che il film "Zone umide" ha indubbiamente una connotazione pornografica e che si tratta di un caso limite. Egli ricorda il rispetto per la libertà dell'arte, che deve consentire di trasmettere anche film del genere, ma sostiene che "Zone umide" non è solo intimo, bensì anche perverso. "Pertanto, il mio punto di vista è che è stato poco saggio da parte della SRF trasmetterlo una seconda volta" conclude.
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