
I due cittadini svizzeri trattenuti in Libia da 15 mesi saranno processati entro la fine dell'anno e giudicati per reati fiscali e inosservanza delle procedure relative alla concessione dei visti. Lo ha annunciato oggi a Tripoli il ministero degli affari esteri libico. Il viceministro Khaled Kaim ha invitato i due uomini a lasciare l'ambasciata elvetica. "Conformemente alla legge devono avere un indirizzo affinché la giustizia possa fare il suo corso", ha precisato. Kaim ha detto all'AFP che i due svizzeri sono giunti in Libia con visti turistici ma hanno svolto attività commerciali sottoposte a tasse. "Sono quindi stati incriminati per evasione fiscale, infrazione al codice del commercio e violazione della legge sull'immigrazione", ha aggiunto. Le autorità faranno il possibile affinché la giustizia libica tratti il caso rapidamente, probabilmente entro Natale, anche se non hanno intenzione di immischiarsi nella procedura giudiziaria, ha precisato il viceministro. Kaim ha detto anche che i due uomini non sono stati posti in detenzione prima di essere riconsegnati all'ambasciata elvetica: secondo lui è stato semplicemente vietato loro di lasciare il territorio libico e durante quel lasso di tempo sono stati portati in un posto sicuro a causa di voci di un possibile intervento delle forze speciali elvetiche. Il viceministro libico si è anche detto stupito del fatto che il governo svizzero abbia collegato il caso dei due uomini d'affari con quello dell'arresto di Hannibal Gheddafi. Queste dichiarazioni sembrano smentire l'accordo concluso dal presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz durante la sua visita in Libia in settembre. Né i servizi di Merz, né ABB - la società per cui lavora uno degli ostaggi - hanno commentato la notizia. La decisione libica non è una sorpresa. Bruna Hamdani, la moglie di uno dei due uomini d'affari, ha dichiarato ieri sera al telegiornale della Svizzera romanda: "Penso che aspettano di essere convocati dal procuratore e forse di essere processati... Se così fosse, vorrei che avvenisse al più presto". La signora Hamdani ha lanciato un appello alla famiglia Gheddafi. "Faccio appello alla loro saggezza, alla loro capacità di perdono affinché ci rendano i nostri mariti perché questa cosa assurda è durata troppo". ATS
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