
L’Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM) ha adeguato le linee guida per il triage nei reparti di terapia intensiva, qualora questi dovessero essere così pieni da dover costringere il personale sanitario a fare delle scelte. I nuovi criteri? Investimento previsto e durata del trattamento.
I colleghi di Teleticino, a tal proposito, ne hanno parlato con Marco Maggiorini, medico e membro del Senato della Società Svizzera di medicina intensiva che conferma: “Dietro alle direttive non ci sono criteri economici”. “La decisione (necessaria) è stata presa per poter includere pazienti che hanno bisogno di un trattamento di cure intense ma che non hanno il Covid”, ha spiegato Maggiorini.
Cosa cambia?
“Una paziente che ci mette di più a curarsi, non ha la stessa prognosi di un paziente che curato ci mette poco per uscire dalle cure intense. Più a lungo sei in cure intense, meno è grande la probabilità di uscire vivo dal reparto e per questo motivo, in caso di sovraccarico, bisogna scegliere chi ha le chances migliori per riprendersi”.
Se avesse due pazienti 70enni con prognosi simile perché dare precedenza a chi ha probabilità di riprendersi in tempi brevi e non a entrambi?
“Se la prognosi è uguale per tutti e due il tempo non gioca un ruolo essenziale. Se la prognosi alla fine della durata delle cure intense è meno buona, questo entra in gioco”.
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