
Un 43enne cittadino algerino dovrà lasciare la Svizzera dopo quasi 14 anni di soggiorno in Svizzera. Il Tribunale federale ha infatti confermato la revoca della sua autorizzazione di soggiorno, ottenuta nel 2011 grazie al matrimonio con una cittadina elvetica.
L’uomo era entrato in Svizzera nel 2005 e aveva presentato una domanda d’asilo sotto falso nome. La stessa era stata respinta a fine febbraio 2006 ma il diretto interessato non aveva lasciato il Paese nonostante la decisione di rinvio. Nell’agosto del 2010 aveva sposato la madre di suo figlio, nato nel 2009, ottenendo come detto un’autorizzazione di soggiorno. La coppia si era separata nel dicembre del 2017.
Durante la sua permanenza in Svizzera l’uomo aveva interessato le autorità penali elvetiche in 17 occasioni. La condanna più grave a suo carico risale al 17 maggio 2010, quando era stato condannato a 30 mesi di carcere per infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti, soggiorno illegale e denuncia mendace.
Per questo il Servizio vodese della migrazione aveva deciso di revocargli il permesso, provvedimento che il 43enne aveva contestato sia davanti al Tribunale amministrativo federale (TAF), sia al TF. I giudici di Mon Repos gli hanno però dato torto. “Pur avendo vissuto con la moglie per più di 3 anni, non si può dire che la sua integrazione sia particolarmente riuscita – si legge nella sentenza del 23 aprile scorso - Il ricorrente ha vissuto numerosi anni nell’illegalità, non ha praticamente mai lavorato, è in assistenza dall’agosto 2010 e a suo carico risultano precetti esecutivi per 30'000 franchi e attestati di carenza beni per 32'572 franchi”. Importi che l’uomo ha inutilmente cercato di relativizzare in sede ricorsuale.
Il 43enne, inoltre, “non ha dato seguito alle numerose decisioni di rinvio pronunciate a suo carico e ha continuato a delinquere nonostante il matrimonio e la nascita del figlio”.
(Sentenza 2C_1017/2018 del 23 aprile 2019)
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