
Legge clima: accolta con il di voti favorevoli 59,07%
Il popolo svizzero ha detto sì alla legge sul clima. Il controprogetto indiretto all'iniziativa per i ghiacciai che fissa nuovi obiettivi in materia di protezione del clima, innovazione e rafforzamento della sicurezza energetica, è stato accolto con il 59,07% di voti. Il testo ha accolto i maggiori consensi nel cantone di Ginevra (74,49% di "sì"), seguito da Basilea Città (73,29%), Neuchâtel (69,87%), Vaud (69,52%), poi Giura (63,18%), Zurigo (62,46%) e Friburgo (61,90%). Ticino e Grigioni hanno accolto la Legge sul clima rispettivamente nella misura del 54,83% e del 55,47%. È invece passata per un soffio ad Appenzello esterno (50,94% dei sì). Il testo è invece stato bocciato da sette cantoni: UR, SZ, OW, NW, GL, AI e TG, con la percentuale più bassa di favori registrata da Svitto (42,48%).
Legge Covid-19 approvata per la terza volta
Per la terza volta in due anni gli svizzeri approvano la strategia di Consiglio federale e Parlamento per lottare contro la pandemia. La proroga della legge Covid-19 ha raccolto oggi il 62% di favori. In Ticino i sì sono stati il 57,8%, nei Grigioni quasi il 59%. Solo nei cantoni Svitto, Obvaldo e Appenzello Interno i contrari sono stati in maggioranza. La più alta percentuale di approvazione è stata registrata a Basilea Città, ben 73%, ma in alcuni cantoni romandi i favorevoli hanno mancato di poco il 70%. Alcune disposizioni della legge Covid-19 quindi rimarranno in vigore fino a giugno del prossimo anno. Gli obiettivi di questo prolungamento sono due: permettere di intervenire per proteggere le persone particolarmente vulnerabili e applicare immediatamente misure in caso di una nuova ondata pandemica, secondo Governo e Parlamento. "Con la legge Covid 19 continuiamo a garantire che le autorità possano agire rapidamente in un'eventuale situazione di emergenza per proteggere la salute pubblica e le persone particolarmente a rischio", ha detto il consigliere nazionale dell'Alleanza del Centro Lorenz Hess, membro del comitato a sostegno della legge. Il referendum è stato promosso dal comitato "No alle restrizioni" ed ha raccolto 56'184 firme valide. Secondo i promotori, la possibilità di reintrodurre un certificato Covid in qualsiasi momento, così come altre misure discriminatorie come il tracciamento dei contatti (sorveglianza), violerebbe i diritti fondamentali, dividendo la società in due classi. Inoltre costituisce un obbligo di vaccinazione mascherato, contrario alla libertà di vaccinazione sancita dalla legge. Il risultato odierno non giunge a sorpresa. Consiglio federale, Parlamento e quasi tutti i partiti - tranne l'UDC, l'UDF e il Partito Pirata - hanno sostenuto il testo. La legge Covid-19 è stata creata come base giuridica temporanea all'apice della pandemia ed è in vigore dal 26 settembre 2020. Modificata più volte e oggetto di due referendum, è stata approvata dal popolo a giugno e a novembre 2021 con oltre il 60% dei voti.
Imposizione multinazionali: 78,5% di sì all'articolo costituzionale
Via libera all'articolo costituzionale relativo all'imposizione delle multinazionali, che segue quanto preconizzato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e dal G20. Il popolo e i cantoni l'hanno approvato oggi in modo nettissimo, con una percentuale di preferenze del 78,5%. Tutti i cantoni hanno largamente appoggiato il progetto con percentuali che vanno dal 72,8% di Uri all'85,7% di Vaud. Il Ticino si piazza fra i leggermente meno entusiasti, con un 75,8% delle preferenze, mentre i Grigioni sono poco sopra, con una quota del 77,7%. Complessivamente le percentuali più schiaccianti sono state registrate nei cantoni romandi. Dopo Vaud, Ginevra (85,6%) e Neuchâtel (84,7%). Sull'altro fronte, se così possiamo dire vista l'entità dei dati, c'è la Svizzera tedesca, centrale e alpina. Dopo Uri, troviamo Glarona (73,3%) e Berna (74,9%). A Zurigo la percentuale di favorevoli è stata del 76,6%, mentre a Zugo e Basilea Città, due cantoni sede di molte multinazionali, rispettivamente dell'82,3% e dell'81,3%. Il testo prevede un'aliquota fiscale di almeno il 15% sugli utili delle multinazionali il cui fatturato supera i 750 milioni di euro. Insieme ad altri 140 Stati circa, la Svizzera dovrà introdurre la nuova norma dal 1° gennaio 2024. In base alle stime sono all'incirca 200 le società elvetiche e 2000 le filiali di multinazionali attive nella Confederazione interessate da questo modello di tassazione. Il gettito fiscale supplementare è stimato fra 1 e 2,5 miliardi di franchi nel primo anno.

