
Alessandro Diana, pediatria, infettivologo e professore all’Università di Ginevra, è intervenuto spesso a Teleticino per diradare i dubbi su diverse tematiche legate al coronavirus. Ora, con l’imminente arrivo del vaccino anche nel nostro cantone, le preoccupazioni, soprattutto in rete, sono principalmente legate alla velocità con cui questo è stato creato. Tempistiche inedite, come però sono state inedite anche le risorse impiegate nello sviluppare questo farmaco: “Assolutamente”, risponde Diana, “non abbiamo mai avuto un vaccino sviluppato in meno di un anno. È veramente una novità senza precedenti. Inoltre, abbiamo anche un vaccino che utilizza una nuova tecnologia, quella dell’RNA messaggero. Questi due fattori contribuiscono all’esitazione a vaccinarsi, non solo nella popolazione ma anche nei professionisti della salute”.
“Tre mesi fa non mi sarei vaccinato, ora sì”
Alcune settimane fa Alessandro Diana aveva detto che fino a quando non avrebbe avuto sottomano i dati scientifici sul vaccino non si sarebbe fatto vaccinare. Ora è dello stesso avviso? “Oggi mi farei vaccinare”, risponde Diana, “due o tre mesi fa no. Perché appunto, prima di accettare questa novità e questa nuova tecnologia avevamo tutti delle esitazioni. Adesso che ho letto il documento della Pfizer - che è pubblico - e studiato le ricerche, oggi mi vaccinerei, sì”.
Metodo di lavoro mai visto prima
Il vaccino Pfizer è particolare perché sembra avere più problemi logistici che clinici. Può essere questo il punto debole di un vaccino realizzato così velocemente? “Chiaramente. Ricordiamo che per realizzare un vaccino ci vogliono di solito dai 5 ai 10 anni. Ora tutto è stato fatto in parallelo: durante gli studi clinici le agenzie di regolazione come Swissmedic stavano già studiando i dati mano a mano. Quando ci sono stati i dati preliminari è iniziata la produzione. Questo non l’avevamo mai visto. Noi eravamo abituati a una procedura lineare mentre qui abbiamo visto una procedura arborescente, ad albero: tutti si sono messi al lavoro fin dall’inizio e quando c’è molto da fare e si lavora in parallelo ci possono essere delle complicazioni. Però è stata una sorpresa: fino a qualche settimana fa io stesso credevo che il vaccino l’avremmo avuto forse a febbraio o a marzo, sicuro non per Natale”.
Quanto durerà la protezione?
Ci sono però interrogativi sulla durata del vaccino: potrebbe durare qualche mese o qualche anno. Ci sono anche dubbi sull’efficacia sulla variante... “Giusto. Da quello che sappiamo quest’efficacia del vaccino al 95%, che è tantissimo, viene da dati fino a tre mesi. Chiaramente ci potrebbe essere un’erosione di questi dati nel tempo. Sarà il tempo a dirci quale sarà l’efficacia più in là. Però, anche se ci accorgessimo che l’efficacia del vaccino precipiti dopo 6 mesi o un anno, questo sarà per noi un indice per sapere in che lasso di tempo dovremo dare un richiamo, come per il vaccino influenzale che bisogna fare ogni anno. Per la variante inglese”, continua Diana, “se dovessimo verificare più in là che la questo virus continua a modificarsi al punto che la proteina S generata non sia più efficace per il virus, ci vorranno solo 6 settimane per cambiare il codice del vaccino RNA”.
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