
Travail.Suisse sostiene l’estensione del certificato Covid-19 annunciata oggi dal Consiglio federale. È una misura spiacevole ma purtroppo necessaria, afferma la federazione sindacale in una nota, criticando invece il possibile uso del pass sanitario anche sul posto di lavoro. Non si dovrebbe lasciare all’arbitrarietà dei datori di lavoro l’introduzione di un certificato e la sua applicazione, scrive Travail.Suisse, secondo cui la protezione dei dati non può essere garantita e il potenziale di discriminazione è troppo grande. Inoltre, aggiunge, i concetti di protezione non devono assolutamente essere abbandonati, altrimenti l’effetto sulla pandemia rischia di diventare negativo.
L’organizzazione è pure molto critica nei confronti della fine del finanziamento pubblico dei test. “Una soluzione con alcuni test gratuiti al mese sarebbe stata migliore”, secondo il presidente di Travail.Suisse Adrian Wüthrich. La certificazione obbligatoria minaccia di portare a ulteriori perdite di fatturato nei settori interessati dalla misura. È incomprensibile che le agevolazioni per lavoro ridotto non siano state estese oltre la fine di settembre, conclude l’organizzazione, chiedendo un rapido intervento in questo senso.
Anche l’Unione sindacale svizzera (USS) è preoccupata per la protezione dei dati sul posto di lavoro e in una nota odierna chiede controlli più severi. Teme inoltre per i salari e i posti di lavoro, in particolare nel settore alberghiero e della ristorazione. La disoccupazione parziale deve continuare ad essere possibile in queste branche, aggiunge.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

