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Svizzera
Trasporto merci con UE: da consultazione molti sì e alcuni ma
Redazione
17 anni fa

L'accordo tra Svizzera e Unione europea (UE) per agevolare il traffico merci transfrontaliero è accolto positivamente dalle parti interessate. Dalla procedura di consultazione, terminata oggi, emergono però anche alcuni timori per la futura incorporazione del diritto comunitario. Grazie all'accordo, la Svizzera viene esonerata dalla cosiddetta "regola delle 24 ore", entrata in vigore il primo luglio e che impone agli Stati UE di dichiarare con un giorno di anticipo gli scambi commerciali con i paesi extracomunitari. Una misura di sicurezza che, se attuata anche nel cuore dell'Europa, avrebbe potuto provocare ingorghi stradali, traffico d'aggiramento e conseguenze negative per l'ambiente. In cambio della concessione ricevuta dai Ventisette, la Confederazione deve garantire un livello di sicurezza paragonabile a quello comunitario. In Svizzera l'intesa viene applicata provvisoriamente, in attesa della ratifica parlamentare. L'accordo con Bruxelles è accolto positivamente dalle parti interessate, dato che l'UE costituisce di gran lunga il principale partner commerciale della Svizzera: ciò è il caso per l'80% delle importazioni e il 60% delle esportazioni elvetiche. Da destra a sinistra tutti vogliono aprire la strada a un traffico merci il più fluido e meno inquinante possibile. Pur giudicando l'accordo riuscito, la Federazione delle imprese svizzere (economiesuisse) esprime tuttavia alcuni timori per il giro di vite riguardante le merci extracomunitarie. Per questo motivo esorta la Confederazione a intavolare negoziati anche con i paesi non membri dell'UE. Nel quadro dei controlli doganali con tali paesi, l'accordo prevede facilitazioni per determinati operatori economici autorizzati. L'Unione democratica di centro (UDC) ed economiesuisse esigono però che non venga prelevata alcuna tassa sulle società "privilegiate". Una preoccupazione condivisa dal Partito popolare democratico (PPD), che cita i partner commerciali di primo piano come gli Stati Uniti e il Giappone. L'applicazione della "regola delle 24 ore" negli scambi coi paesi extracomunitari aumenterà infatti l'onere per le imprese attive in tali mercati. Il riconoscimento reciproco dello statuto speciale, affermano i democristiani, deve dunque essere garantito in tutti i casi. Oltre alle considerazioni prettamente economiche, anche gli aspetti istituzionali fanno discutere. Il nuovo accordo prevede infatti che la Svizzera riprenda le future disposizioni dell'UE in materia. In cambio gli esperti elvetici potranno partecipare alla loro elaborazione. Per il PPD è ovvio che Berna dovrà adeguarsi autonomamente ai nuovi sviluppi del diritto comunitario: un motivo in più per farsi sentire nel quadro dei lavori preparatori. Per l'UDC la partecipazione svizzera sarà comunque puramente "simbolica": l'incorporazione dei futuri sviluppi è quindi "inutile" e deve essere cancellata dall'accordo. Di tutt'altro avviso il Partito socialista, che vede di buon occhio l'eurocompatibilità. Senza comunque farsi illusioni sul reale influsso che Berna potrà esercitare sulle future decisioni di Bruxelles. ATS

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