
In Svizzera i trasferimenti sociali - in particolare a favore di persone che vivono in economie domestiche numerose o con figli molto piccoli - contribuiscono ampiamente a ridurre la povertà. Se non ci fossero il tasso d'indigenza sarebbe due volte superiore. È quanto emerge da una pubblicazione dell'Ufficio federale di statistica (UST). Dall'indagine risulta che, nel 2015, il 15,9% della popolazione elvetica (quasi 1,3 milioni di persone) si sarebbe trovato in una situazione di povertà se non percepisse i cosiddetti trasferimenti sociali, ovvero prestazioni quali gli assegni familiari, le rendite di invalidità, la riduzione dei premi delle casse malattia, l'aiuto sociale oppure le indennità giornaliere dell'assicurazione contro la disoccupazione. Grazie a queste prestazioni "solo" il 7% della popolazione (circa 570'000 persone) versava nell'anno in rassegna in condizioni di povertà reddituale. Ad approfittarne sono soprattutto le economie domestiche composte da una coppia con figli di età inferiore ai tre anni oppure con tre o più bambini. Resta il fatto che le condizioni di vita in Svizzera sono tra le più elevate d'Europa e le disparità nella ripartizione dei redditi sono meno marcate rispetto alla media generale. Da una statistica del 2013, risultava che il livello di vita generale misurato in base al reddito disponibile è di 1,7 volte superiore a quello dell'Italia e di 1,3 volte superiore a quello di Germania e Francia.
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